Spazi urbani di qualità, l’Ict è la chiave di volta

SMART CITY

Alla Biennale dello Spazio pubblico prove generali di smart city: smartphone, tablet e social network per mettere in relazione i cittadini. Che diventano protagonisti attivi della riqualificazione

di Simone D’Antonio

E' possibile coniugare innovazione e riqualificazione urbana per realizzare spazi pubblici migliori? La Biennale dello Spazio pubblico proverà dal 16 al 19 maggio a rispondere a questa domanda con il suo ampio programma di workshop e seminari dedicati ai vari aspetti legati alla gestione degli spazi urbani. Organizzata  a Roma dall’Istituto Nazionale di Urbanistica, in collaborazione con Anci, Cittalia, Facoltà di Architettura Roma Tre, Consiglio Nazionale degli architetti, Ordine degli Architetti ed il sostegno della Cornell University, la Biennale farà il punto sullo stato degli spazi pubblici in Italia stimolando il dibattito fra gli attori del settore e la diffusione di buone pratiche italiane ed europee. Lo slogan scelto per questa edizione,  “Prove di città”, sottolinea la necessità di realizzare nuovi strumenti operativi per favorire la rigenerazione degli spazi pubblici, favorendo così una migliore qualità della vita urbana.

In questo contesto risulta decisivo il ruolo delle nuove tecnologie per migliorare la percezione e la fruibilità dello spazio pubblico da parte di cittadini-utenti messi in comunicazione con innovative funzioni urbane tramite app e device di ultima generazione. A questo tema sarà dedicata la sessione “Spazi pubblici - Network - Innovazione sociale: la città open source”, che esplorerà i progetti più innovativi di miglioramento degli spazi pubblici attraverso l’utilizzo di applicazioni smart capaci di cambiare dal basso il volto delle città.

Obiettivo di questo particolare segmento della Biennale sarà quello di far emergere quella serie di esperienze che stanno rimodellando lo spazio pubblico a partire dall’uso dei social network e tramite processi di trasformazione degli spazi e riqualificazione partecipata attraverso la rete.
Processi che rendono la città e lo spazio urbano come luoghi open source, capaci di sperimentare usi diversi  dei luoghi quotidiani attraverso una sperimentazione congiunta tra infrastrutture tecnologiche e pratiche partecipative: c’è questo alla base di un nuovo concetto di residenza, con cittadini-utenti che si evolvono verso la condizione di protagonisti attivi dei processi di trasformazione urbana, con effetti diretti sullo spazio pubblico e la qualità del vivere urbano.

Sono numerosi gli esempi di ricostruzione degli spazi urbani a partire da app capaci di mappare il territorio e favorire l’interazione tra i residenti, sul modello di quanto realizzato dall’applicazione Missorts concepita per ridisegnare le geografie urbane di Redcliffe e Bristol. Spiccano per originalità le esperienze di Sequenze Urbane a Napoli, incentrata sulla mappatura partecipata digitale del territorio, e di ConversION, laboratorio sulle architetture dismesse nato dall’integrazione sperimentale fra social e locative media.
L’utilizzo innovativo delle piattaforme di crowdsourcing urbano sono al centro della sezione City 2.0, che esplora le esperienze di cooperazione fra diverse tipologie di utenti per la riqualificazione degli spazi abbandonati. Numerose le esperienze realizzate in Italia in questo senso, tra cui il sito  [im]possible living che cataloga edifici abbandonati da riqualificare grazie all’azione della community digitale e il social network City-Hound che punta a semplificare i processi di trasformazione temporanea degli spazi pubblici dismessi.
Il terzo macro-tema, Re-imagining the common fields, è dedicato invece all’interazione tra strumenti tecnologici e pratiche partecipative finalizzate allo sviluppo dell’agricoltura urbana. È il caso dei progetti Linaria e Maam a Roma e di Coltivando a Milano, che favoriscono l’interazione tra residenti per la progettazione e la gestione degli spazi verdi. Da segnalare su scala europea quanto realizzato in questo senso da Local Squares, che ha favorito il confronto tra sette organizzazioni di cinque paesi (Belgio, Olanda, Austria, Germania e Spagna) attive nella rigenerazione verde degli spazi inutilizzati.  

I tre temi al centro della sessione sulla social innovation sono stati al centro di una specifica call for ideas che vede una molteplicità di attori (dall’Inu a Legambiente, fino ad Anci e i giovani architetti di Giarch) impegnati nella selezione dei progetti-idea che saranno oggetto di dibattito nel corso della Biennale, ospitata dalla Casa dell’Architettura e dalla Facoltà di architettura di Roma Tre.  
                          

©RIPRODUZIONE RISERVATA 26 Aprile 2013

TAG: SMART CITY, BIENNALE DELLO SPAZIO PUBBLICO

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