Bongiorno: "Pmi più tecnologiche con la digital fabrication"

L'INTERVISTA

L'esperto parla delle prospettive della stampa 3D per le piccole e medie imprese: "Un trampolino per il mercato internazionale"

di Patrizia Licata

La stampa 3D offre a tutti l’opportunità di fabbricare oggetti personalizzati e intelligenti, ma anche le Pmi italiane possono beneficiarne e rilanciare la propria competitività. Parola di Costantino Bongiorno, ingegnere elettronico socio del maker store Vectorealism e oggi impegnato nell’organizzazione della prima Maker Faire europea, che si terrà a ottobre a Roma.
La stampa fai-da-te è davvero alla portata di tutti?
La domanda poteva essere fatta qualche anno fa anche per smartphone e tablet, ebook e musica digitale. Ma pensiamo alla stampa stessa: le prime stampanti Apple degli Anni ’80 costavano 7.000 dollari, poi è arrivata la diffusione di massa, e ora la nuova tecnologia 3D. Che seguirà un percorso simile. Ma non si tratta solo di stampanti: la rete è piena di strumenti che guidano le persone a prodursi le loro cose da soli.
Che cosa si può fare a casa con la stampante 3D?
Si può stampare di tutto, su diversi materiali, ma si può anche scaricare un file da Internet, personalizzarlo e farselo realizzare da altri.
Quali altre tecnologie accompagnano la stampa 3D?
In Italia è nata Arduino, la piattaforma open source hardware che è diventata parte importante degli strumenti dei makers, anche perché permette di costruire oggetti intelligenti e ambienti interattivi. Poi ci sono molte piattaforme online dove si scaricano, gratis o a pagamento, file di oggetti da stampare; ci sono i taglierini laser, le fresatrici a controllo numerico e così via. La stampa 3D è solo una parte del processo di digital fabrication.
E a livello industriale questa digital fabrication che prospettive ha?
Nell’industria la stampa 3D è già una realtà consolidata perché abbatte i costi di realizzazione dei piloti di produzione ed evita lotti di produzione in massa se non sono necessari per produrre invece pezzi ad hoc. Le potenzialità sono dunque enormi proprio per il sistema produttivo italiano, fatto di piccole imprese che producono su piccola scala. Che con la digital fabrication possono diventare ancora più creative e anche altamente tecnologiche. La maggiore competitività viene data anche dal fatto che gli strumenti digitali permettono di allargare gli orizzonti del business verso il panorama internazionale, vendendo ovunque i propri prodotti (basta mandare un file all’estero, e il cliente lo stampa), ma soprattutto usufruendo di strumenti condivisi per progettare di tutto: le filiere produttive molto digitali hanno infatti come caratteristica quella di riuscire a progettare oggetti fisici in maniera virtuale con piattaforme collaborative.
Un nuovo business model aperto?
Sì, perché le imprese attingono, come con i software open source, a un pool di conoscenze comuni alle quali apportano il proprio valore aggiunto. Con la stampa 3D tutte le imprese hanno la potenzialità di far costruire un oggetto anche se non ne hanno capacità materiali. Questo consente al mondo digitale di viaggiare a un tasso di sviluppo e innovazione molto più rapido rispetto a quello tradizionale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA 12 Maggio 2013

TAG: Costantino Bongiorno, vectorealism, stampa 3d

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