Digital compact

L'EDITORIALE

Meglio tardi che mai. Soprattutto se il "tardi" nella consapevolezza dell'importanza dell'economia digitale si trasformerà in un "presto" dell'azione politica affinché l'Agenda digitale sia supportata da visioni, azioni e coordinamento strategico a livello di governo

di Gildo Campesato

I collaboratori di Enrico Letta rivelano che il Presidente del Consiglio, seduto sul palco dell’Auditorium di Roma in occasione dell’assemblea di Confindustria, è rimasto “scosso” quando ha sentito Giorgio Squinzi lanciarsi in un grido di dolore a favore dell’Agenzia Digitale: “Fatela partire e rendetela operativa subito, è vitale per tutto il Paese”.

In quel momento Letta ha capito che l’economia digitale non è tematica settoriale, da lasciare agli esperti della materia o ai ministri competenti.

Meglio tardi che mai, viene da dire. Soprattutto se il “tardi” nella consapevolezza dell’importanza dell’economia digitale si trasformerà in un “presto” dell’azione politica per far sì che l’iniziativa dell’Agenzia digitale (non ancora operativa pienamente!) sia supportata da visioni, azioni e coordinamento strategico a livello di governo. Esigenza, del resto, ribadita anche dal ministro dello Sviluppo Economico Flavio Zanonato e de quello della Pubblica Amministrazione Gianpiero D’Alia.

Il tema richiede impegno e coordinamento dell’intero governo. Per la peculiarità che i progetti dell’Agenda digitale hanno di iniettare una potente carica di innovazione e modernizzazione nell’insieme del sistema Paese: imprese, PA, servizi ai cittadini. È su tutto questo che si innerva l’innovazione digitale. La crescita e il lavoro, altrettanto importanti come l’equilibrio dei conti pubblici in questa fase, passano anche da lì, se non soprattutto da lì. Si parla di “industrial compact”: il digitale ne è la linfa. Bisogna parlare anche di “digital compact”.

Siamo stati tra i primi e più decisi in Italia a sostenere che così come è stata congegnata la governance dell’Agenzia Digitale, affidata ad una pletora di ministri e burocrazie ministeriali, non è adatta a farne lo strumento operativo e strategico capace di rendere più efficace e meno costosa (e non più nemica dei cittadini) la macchina burocratica né a rendere il digitale catalizzatore della competitività dell’economia e della crescita dei posti di lavoro. Obama docet.

Non è ancora troppo tardi, ma bisogna fare in fretta. A inizio giugno a Roma e Milano vi sarà “Going local 2013”, checkup sull’implementazione degli obiettivi della Digital Agenda Ue. C’è da augurarsi che prima di allora almeno questo nodo sia stato sciolto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA 03 Giugno 2013

TAG: enrico letta, gianpiero d'alia, flavio zanonato, going local 2013, agenzia digitale, agid, agenda digitale, giorgio squinzi

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