Governo Letta, un terzo dei ministeri "cinguetta"

COMUNICAZIONE SOCIAL

Un'indagine de "IlSocialPolitico" sull'uso di Twitter da parte dei dicasteri del nuovo esecutivo rileva che la Difesa è prima per follower (oltre 47.000). La Farnesina vince per "interattività", i Beni culturali i più "grafomani" con 4,7 tweet al giorno

di Luciana Maci

Il ministero con più follower è quello della Difesa, il più interattivo quello degli Esteri, quello con il maggior numero di tweet postati al giorno il ministero dei Beni culturali e il più “popolare”, che si distingue per la quota più elevata di “retweet”, ancora una volta il dicastero della Difesa. ma sono solo 6 su 18 i ministeri che hanno un profilo su Twitter.

Sono i dati di un’indagine sulle potenzialità “social” del governo Letta realizzata tra il 3 e il 7 giugno da “IlSocialPolitico”, social magazine nato da un'idea dei giornalisti Luca La Mantia e Guido Petrangeli che indaga sull’attività 2.0 dei politici italiani.

Dalla ricerca incentrata su Twitter, terzo social network più utilizzato in Italia con 3,3 milioni di utenti attivi al mese, emerge innanzitutto che sono solo 6, almeno per il momento, i ministeri con portafoglio del governo Letta presenti sulla piattaforma da 140 caratteri. 

Al primo posto per numero di follower, 47.382, c’è il ministero della Difesa, seguito da quello per i Beni e le attività culturali (16.000) e dell’Ambiente (8.463).

Un dato significativo è il numero di tweet giornalieri postati sul profilo:  in questo caso il Ministero dei Beni Culturali risulta il più attivo, con una media di 5,8 tweet al giorno. Al secondo posto troviamo il Ministero Ambiente (media di 4,7 tweet al giorno) e poi il Ministero degli Affari esteri (media di 3,6 tweet al giorno).

È importante analizzare anche il livello di interazione con gli altri utenti, che prende in considerazione following, menzioni, citazioni e risposte ed è ancora più strategico per la pubblica amministrazione, la quale ha il dovere di rispondere alle istanze dei cittadini.

In base all’indagine, cinque dei 6 ministeri presenti su Twitter coinvolgono spesso gli altri utenti con citazioni e menzioni, ma il numero delle risposte date e dei following non è ancora rilevante. L’unica eccezione fortemente negativa è il Ministero della Difesa che non segue nessun profilo, non menziona e non risponde ad altri profili.

Invece in questo caso il profilo più interattivo è quello della Farnesina. Degli ultimi 200 tweet del Ministero degli Esteri, in 126 sono stati citati uno o più utenti di Twitter; in totale 174 volte è stato menzionato qualcuno. Il secondo profilo più interattivo è quello del Ministero dell’Ambiente, seguito dal Ministero dei Beni Culturali.

Infine i ricercatori hanno valutato il livello di popolarità dei profili, stabilito sia sulla base del numero di follower sia di quello dei retweet. Questo indicatore permette di capire quanto i sei ministeri siano conosciuti e quanto seguito abbiano tra la comunità di Twitter. Tramite i retweet è infatti possibile rilevare la capacità di un ministero di amplificare in maniera capillare il flusso di informazioni ritenute più utili dai cittadini. Ma, tra tutti i parametri presi in considerazione, questo della popolarità è quello dove i sei ministeri soffrono di più. Nello specifico la performance scadente è dovuta allo scarso volume del numero totale dei retweet. Evidentemente la maggior parte dei retweet viene effettuato da addetti ai lavori e poco dai cittadini.  

Il Ministero della Difesa è il primo per livello di popolarità: a fronte dei suoi 47.382 follower degli ultimi 200 tweet ne sono stati retwettati 160 per un totale di 513 volte.

Appena un passo dietro troviamo il Ministero dei Beni Culturali. Il  Mibac con i suoi 16.000 follower ha visto retwettati 108 tweets degli ultimi 151 per un totale di 691 volte.

Al terzo posto il Ministero degli Affari Esteri. La Farnesina vanta 3.344 follower e dei suoi ultimi 188 tweets ne sono stati retwettati 157 per un totale di 722 volte.

©RIPRODUZIONE RISERVATA 10 Giugno 2013

TAG: ministero Difesa, Esteri, Beni culturali, governo Letta, Luca La Mantia, Guido Petrangeli, IlSocialPolitico

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