Guiscardo Pin (T-Systems). Italiano di ritorno

IL PROTAGONISTA

"IT e Tlc: matrimonio perfetto". Parola del nuovo Ad di T-Systems Italia

di Gildo Campesato
Potremmo anche chiamarlo un “italiano di ritorno”. Con tanti cervelli italiani che se ne vanno a cercare successo all’estero, Guiscardo Pin è uno che ha fatto esattamente il contrario. Fuori Italia ha passato molto tempo, visto che il Paese natale l’ha lasciato dopo la maturità. L’Università l’ha fatta in Germania (doppia laurea  in Informatica e Psicologia organizzativa al Politecnico di Damstad), il master in business administration negli Usa. Poi 17 anni a lavorare in giro per il mondo per Siemens prima e T-Systems poi.

Di quest’ultima è stato responsabile del settore finance international. Lo scorso giugno, a 45 anni, è tornato in Italia per guidare come Amministratore Delegato la Business Unit di T-Systems. “L’impatto? Beh, diciamo che cerco di fondere il meglio della cultura tedesca, fondata sull’ordine, la precisione, l’affidabilità e la metodicità con la creatività, lo spirito, la fantasia e l’umore italiani. Del resto, con più di 1000 collaboratori, T-Systems Italia è un’azienda tedesca con Dna italiano visto che è nata da uno spin-off del Banco Ambrosiano Veneto”.

Le riesce l’integrazione? Sia sincero.
D’accordo. A volte ci riesco, altre un po’ meno. Devo però dire che non ho trovato grandissime differenze fra le due T-Systems. Il portafoglio d’offerta è molto simile anche se in Germania il portafoglio è più net-centric.  Qui il baricentro è più spostato sull’IT: disaster recovery, facility management, desktop services, outsourcing, managed services. E anche le competenze nella realtà italiana sono presenti in molte aree.

Manterrete la caratteristica IT?
Certo. Anzi, verrà rinforzata visto che vogliamo crescere e aumentare il numero di clienti.

E le Tlc continuate a trascurarle?
Affatto. Non escludo, anzi, di fare acquisizioni se riusciamo a trovare qualche azienda interessante a livello di network che ci consenta di entrare nelle tlc italiane. Lo ripeto, vogliamo crescere in Italia. Non ad ogni costo ma cercando buone marginalità. In ogni caso, vogliamo allargare il nostro portafoglio di offerta. Anche se abbiamo già molte referenze positive da proporre anche a nuovi clienti.

In che settori?
Siamo molto forti nell’outsourcing, disaster recovery, facility management. Abbiamo grandissime competenze e clienti molto importanti che già si affidano solo a noi nella finanza, nei servizi, nei trasporti anche con applicazioni mission critical.

È un mercato in crescita.
Si, ma è anche fortemente competitivo, con molte società che si fronteggiano. È un mercato che consente di differenziarsi molto velocemente con prodotti mirati alle richieste del cliente. La chiave del successo è fornire un servizio eccellente ad un prezzo molto competitivo. La solidità tedesca ci aiuta. Dietro a noi c’è T-Systems Germania, totalmente partecipata da Deutsche Telekom, uno dei maggiori gruppi di tlc al mondo.

Si diceva che volevano vendervi.
Non siamo in vendita e non lo saremo in futuro perché siamo la punta di diamante di DT nel settore enterprise. Siamo il braccio di mercato Ict per medie e grandi aziende. Ormai Tlc e IT sono sempre più integrati, è scomparsa la frattura del passato. La rivoluzione del protocollo Ip ha fatto nascere un data center unico che fornisce servizi voce e dati. Lo stesso si può dire per il facility management, i desktop services, l’outsoursing. I due mondi crescono insieme. Pochi altri al mondo possono sfruttare le sinergie come noi con la nostra capogruppo. Siamo gli unici in Europa a fornire soluzioni one-stop-shop che vanno dalla system integration alle telecommunication, dall’outsourcing ai desktop services. In concreto, il posto di lavoro che offre T-Systems è completo: dal collegamento Voip alla rete lan, dalla rete van ai dati.

In Italia siete poco riconosciuti come operatori Tlc.
E infatti dobbiamo crescere anche lì per eguagliare il portafoglio d’offerta della Germania. Ci stiamo guardando attorno molto concretamente. Ovviamente, con la mancanza di liquidità che c’è sul mercato, non è semplice fare merger o acquisizioni proprio ora. Ma in Spagna abbiamo da poco acquisito Metrolico, un’azienda di circa 1.200 persone. Simili operazioni verranno fatte da T-Systems in Europa anche in futuro.

Il mercato soffre la crisi.
Sì, ma un uso appropriato dell’Ict rappresenta una forte leva per ridurre la struttura dei costi, migliorare i processi, sfruttare le sinergie. E le aziende ne hanno bisogno in questo momento di congiuntura negativa. Si pensi al miglioramento dell’efficienza aziendale che può venire dall’outsourcing. Lo facciamo per Shell o per Man di cui abbiamo acquisito l’intera piattaforma Ict. Non ci limitiamo a prendere le loro piattaforme e gestirle: rivisitiamo i processi aziendali rendendoli più efficienti. Per questo parliamo di transformational outsourcing.

Modello che si può importare in Italia?
Certamente. In alcune realtà già lo facciamo. Ad esempio per il disaster recovery il nostro centro di Vicenza utilizza gli stessi processi e gli stessi strumenti utilizzati in Germania, negli Stati Uniti o in Inghilterra. Vorrei ricordare che non siamo più un’azienda monocliente come 10 anni fa: oggi abbiamo più di 100 clienti. Abbiamo molte gambe con cui camminare.

Nel software è difficile camminare da soli.

E infatti abbiamo partnership importanti come quelle con Microsoft nell’unified communication e con Sap, di cui in Germania abbiamo rilevato tutta la parte hosting. Un modello che potremmo importare anche in Italia. Non siamo gli unici in Italia ad essere interessati all’hosting Sap, ma noi più di altri abbiamo esperienza e competenze.

Qual è il vostro target?
Le medie e grandi aziende italiane e le filiali delle aziende che serviamo a livello globale. Le Pmi non sono tra i nostri obiettivi primari. Al di sotto dei 500.000 euro di contratto, è molto difficile trovare economie di scala che consentano guadagni per il nostro cliente e per noi. Del resto, in Germania le Pmi non vengono seguite da noi ma da T-Home, un’altra controllata di DT.

Come si fa sentire la crisi?
Pesantemente, in particolare nelle marginalità: non ci sono più gli alti guadagni di un tempo. I clienti sono preparati e nel mercato operano aziende prima non presenti che abbattono moltissimo i prezzi pur di entrare. Più che il calo di domanda, pesa il calo dei prezzi.

Ciò può influire sul servizio?
Alla lunga sì. Il nostro è un mercato strano in cui si cerca di ottenere un servizio sempre migliore ad un prezzo sempre più basso. Ma l’equazione non può reggere all’infinito. Anche perché nei servizi IT il valore uomo è determinante sia nella parte progettuale sia in quella di erogazione del servizio.

23 Ottobre 2009