Anie: l'elettronica genererà 4mila nuovi posti di lavoro

OCCUPAZIONE

Secondo le stime dell'associazione saranno assunti almeno 1.500 ingegneri. Il presidente Claudio Andrea Gemme: "Ma bisogna valorizzare la conoscenza tecnica nella scuola"

di Federica Meta
tecnologia, innovazione, laboratorio, ricerca

La disoccupazione è ai massimi storici ma dall'industria elettrotecnica ed elettronica arriva, in controtendenza, un segnale coraggioso. Nonostante un 2012 decisamente difficile - il fatturato aggregato ha registrato un calo annuo del 12,1%  - dal comparto arriva, in controtendenza un segnale incoraggiante: nel 2013  le aziende assumeranno almeno 2 mila laureati, tra i quali 1.500 ingegneri e 2 mila diplomati. E' quanto emerge da un'indagine di Anie sul livello di specializzazione della forza lavoro e le necessità delle imprese.

Dall'elaborazione dei dati, si stima che i laureati rappresentino il 20-25% della forza lavoro totale con nuovi ingressi, registrati negli anni recenti, nell’ordine delle 3.000 unità per anno. Persino in una situazione così difficile come l’attuale, le imprese Anie ritengono che entreranno in azienda, nel corso del 2013, circa 2.000 laureati, il 70% dei quali possiede una laurea in ingegneria nell’ordine: elettronica (23,72%), elettrica (22,93%), meccanica (17,87%), o di altro tipo (5,6%).

“Il vero patrimonio di una azienda sono i suoi lavoratori - sottolinea Claudio Andrea Gemme, presidente Anie - La valorizzazione di questo capitale è ancora più importante per le nostre imprese, in cui la componente tecnologica e di specializzazione è molto alta. Uno degli elementi sui quali si fonda il successo delle aziende è rappresentato dalla capacità di trasferire ai giovani la cosiddetta ‘conoscenza tacita’ che le persone accumulano durante la loro vita lavorativa. Anie è pronta a lavorare su questo tema, anche con progetti sperimentali di trasmissione di conoscenza alle giovani generazioni nel quadro di una maggiore flessibilità in uscita e di un più generale avvicinamento tra scuola e impresa”.

Il livello di specializzazione richiesto dal 62% delle aziende è quello magistrale. È interessante notare che circa un terzo dei laureati (oltre 600, quindi) entrano però in azienda con lauree triennali. La laurea più difficile da reperire in assoluto sembra essere quella in ingegneria elettronica che, in una scala elaborata poco difficile/difficile, è valutata difficile da oltre il 58% del campione. Sembra meno problematico il reperimento di laureati in ingegneria elettrica (poco difficile: 66,67%) e meccanica (poco difficile: 66,22%).

Ciò che viene considerato carente nei neolaureati dalle imprese Anie, infine, non sono tanto le competenze tecnico-scientifiche, quanto piuttosto informazioni appropriate sul funzionamento dell’azienda. Il 68% delle risposte segnala tra le carenze principali: conoscenza del mondo lavorativo, capacità di adattamento alle esigenze aziendali, propensione relazionale, orientamento al risultato, flessibilità. Non trascurabile appare inoltre il fatto che il 21% degli intervistati ha indicato come carente tra i neo-assunti la conoscenza delle lingue straniere.

Per quanto concerne i diplomati, la stima è che nel 2013 entreranno nelle imprese Anie circa 2.000 unità, principalmente con diplomi di istituto tecnico-tecnologico (41,58%) o professionale (24,75%) e specializzazioni in elettronica ed elettrotecnica (52,63%), meccanica (25,10%), informatica e telecomunicazioni (14,57%). Hanno buone possibilità di sbocco anche i diplomati degli istituti tecnici ad indirizzo economico. Si stima che essi rappresentino circa un terzo della forza lavoro attuale, con evidenti importanti differenze tra un’azienda e l’altra. I nuovi ingressi sono di poco inferiori ai numeri registrati per i laureati.

Circa la metà delle imprese indica di avere rapporti strutturati con istituti tecnici, spesso attraverso la forma dell’alternanza scuola-lavoro. Con tutta probabilità si fa riferimento alle cosiddette “150 ore” da trascorrere in azienda e alle quali corrispondono crediti formativi. Come per i laureati, la tipologia di inserimento dominante è quella del contratto a tempo determinato (40,89%), seguita da apprendistato (19,70%), stage (19,21%) e contratto a progetto (5,91%). Il contratto a tempo indeterminato viene comunque applicato nel 14,29% dei casi.

Dalla ricerca emerge inoltre che è propria delle imprese Anie una grande attenzione al rapporto tra impresa e mondo della scuola: circa la metà delle imprese afferma infatti di collaborare con gli istituti tecnici e analoga percentuale viene raggiunta con le università. Tale collaborazione viene valutata positivamente quasi all’unanimità.

Con gli istituti tecnici vengono attuate prevalentemente esperienze di alternanza scuola-lavoro, che si ipotizza assumano il significato di stage o di brevi percorsi lavorativi piuttosto che di un’alternanza vera e propria. Con le università invece la collaborazione assume la forma di stage per studenti italiani, di ospitalità e supporto per la realizzazione di tesi di laurea e la partecipazione a ‘career day’ di Ateneo.

È evidente dall’indagine condotta presso le aziende associate una certa insoddisfazione nei rapporti tra scuola e lavoro. Sotto questo profilo sono necessari progressi concreti nel migliorare le relazioni tra le due realtà e ridurre le distanze esistenti e attualmente penalizzanti, sia per le imprese, sia per i giovani. Anie si sta già attivando per dare il suo contributo in termini di proposte e iniziative, sia collaborando con Confindustria, sia verificando la possibilità di fornire un supporto concreto nella riorganizzazione del sistema di istruzione e formazione tecnica superiore, nel quadro del potenziamento dell’alta formazione professionale (Its – Istituti Tecnici Superiori e Poli Tecnici) e delle misure per valorizzare la filiera tecnico-scientifica. L’obiettivo è porre l’accento sull’importanza di inserire modelli strutturati di alternanza scuola–lavoro che accorcino le distanze tra questi due mondi.

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA 02 Luglio 2013

TAG: anie, claudio andrea gemme

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