Violetti: "Agenda Digitale, fare presto e bene"

DECRETO DEL FARE

Appello del vicepresidente di Confassociazioni: "Lavorare sulla diffusione della banda larga, per uscire dall'inferno del digital divide"

di P.A.

"'Decreto del fare' e 'Agenda Digitale': fare presto e bene ma, soprattutto, usare la legge 4/2013 e il decreto legislativo 13/2013 per selezionare le competenze. Potremmo dire: eppur si muove! L'Agenda Digitale italiana riprende a camminare con il 'decreto del fare', ma bisogna fare presto e soprattutto bene, rimettendo al centro dei processi di crescita il tema dello sviluppo tecnologico". Lo ha detto Andrea Violetti, vicepresidente di Confassociazioni con delega ad Agenda Digitale, attestazione e certificazione delle competenze.

"Le facili semplificazioni - ha avvertito - fanno notizia ma defocalizzano l'attenzione rispetto al tema centrale: il problema non è abolire il fax nelle relazioni con la PA ma impedire che, anche usando la posta elettronica, venga stampato il documento. A questo proposito, faccio i miei personali auguri di buon lavoro a nome di Confassociazioni a Francesco Caio, Francesco Sacco, Luca De Biase e Benedetta Rizzo, ma con una raccomandazione: cerchiamo di non inventare la ruota. L'Agenda Digitale Europea 2020 è scritta bene:
dobbiamo solo tradurla in italiano e soprattutto cercare di attuarla a tutti i costi. Altrimenti proseguirà il nostro declino tecnologico ed economico su scala comunitaria e internazionale".

"E allora - ha continuato Violetti, che è anche presidente di Aip (Associazione informatici professionisti) - va benissimo la liberalizzazione dell'accesso Wi-Fi nei luoghi pubblici, anche perché dobbiamo essere molto pragmatici e sappiamo bene che un medio hacker informatico impiegherebbe non più di due minuti per aggirare l'identificazione obbligatoria".

"Bene le agevolazioni per investimenti Ict nelle imprese - ha sottolineato - e le necessità di chiaro rafforzamento del gruppo di lavoro per l'Agenda Digitale con autorevoli professionisti. Solo due suggerimenti e un imperativo categorico. Il primo suggerimento è: lavoriamo sulla diffusione a tappeto della banda larga altrimenti non usciamo fuori dall'inferno del 'digital divide' che affligge il nostro Paese. Il secondo consiglio: sosteniamo a tutti i costi la neutralità della rete su cui ci fanno poco piacere certe posizioni contrarie di Paesi pur facenti parte della Ue".

"E infine l'imperativo: è necessario mettere al centro dei processi di sviluppo tecnologico - ha osservato - la questione delle competenze. E' impensabile avere l'obiettivo di sfruttare l'Information Technology senza professionisti dell'informatica e delle attività professionali contigue competenti, attestati e certificati".

"Da questo punto di vista, l'imperativo di Confassociazioni è allora quello di ampliare la conoscenza e la diffusione della recente legge 4/2013, che mette l'accento sugli strumenti di attestazione delle competenze delle associazioni professionali, ma, soprattutto, attivare il più presto possibile gli strumenti del decreto legislativo 13/2013 sul Sistema nazionale di certificazione delle competenze, ovvero la traduzione italiana dell'Eqf (European Qualification Framework), lo strumento sulle competenze Ue che sarà strategico per rimettere al centro del dibattito, oltre alle imprese, anche chi le imprese le fa, ovvero le persone ed i professionisti", ha concluso.

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA 08 Agosto 2013

TAG: andrea violetti, confassociazioni, francesco caio, francesco sacco, luca de biase, benedetta rizzo, aip, associazione informatici professionisti

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