In italia oltre 230 aziende hi-tech quotabili in Borsa

ITALIA

Secondo Paolo Angelucci, presidente di Assinform "la quotazione delle imprese tecnologiche è un obiettivo assolutamente da perseguire in un quadro di accelerazione del processo generale di innovazione del Paese”

di Mila Fiordalisi
"Oggi il settore IT è il quarto settore industriale del Paese, formato da oltre 97.000 imprese, di cui oltre 25.000 sono società di capitali. Esaminando i dati di bilancio di oltre 25000 imprese, abbiamo individuato 230 aziende con un fatturato superiore ai 10milioni di euro che avrebbero tutti i requisiti per essere quotate subito, e 682 aziende con un fatturato inferiore ai 10 milioni di euro potenzialmente quotabili".

Questa la proposta che Paolo Angelucci, presidente di Assinform ha lanciato oggi dal palco del workshop “La quotazione sul mercato azionario delle Pmi italiane” promosso a Milano dall’Associazione di Confindustria in collaborazione con Borsa Italiana e Ir Top.

"La presenza in Borsa di imprese tecnologiche, così come sta già avvenendo in altri paesi, è fattibile in Italia e rappresenta una reale opportunità per convogliare sui settori dell’innovazione maggiori finanziamenti e attenzioni”.

Durante il convegno è stato presentato uno studio condotto da Ir Top, la società italiana di Investor Relations, sulle società quotate sul Mercato Telematico Azionario di Borsa Italiana e sulle principali piazze internazionali appartenenti al settore Ict.

L’analisi ha preso in considerazione un campione di 33 società, 18 italiane e 15 estere. Le società italiane, appartenenti all’indice Ftse Italia Tecnologia, sono in molti casi aziende familiari, riconducibili a un imprenditore di riferimento, che operano in settori di nicchia e con modelli di business molto differenziati. Presentano un fatturato mediano 2008 pari a 111,9 milioni di euro e un Ebitda (margine operativo lordo) mediano pari a 12,7 milioni di euro (corrispondente a un Ebitda margin mediano pari al 15%).

Nel complesso del campione si registra la partecipazione al capitale di 76 investitori istituzionali per un investimento complessivo pari a 43 miliardi di euro, provenienti in particolare da USA (69%), UK (10%) e Canada (8%). Tra gli investitori esteri più attivi si annoverano Barclays Global Investors UK Holdings Ltd (UK) e Vanguard Group Inc (Usa), mentre gli investitori italiani più presenti sono Kairos Partners SGR S.p.A. e Bipiemme Gestioni SGR S.p.A. Il settore Ict registra oggi una valutazione che si aggira intorno a un EV/Ebitda pari a 11,0 (7,9 per l’Italia e 14,3 per l’estero) e ha visto negli anni 2001 e 2002 multipli più che tripli rispetto agli attuali.

 “La crisi che ha colpito l’economia in tutti i suoi settori, ci ha lasciato un grande e quanto mai vero insegnamento - ha sottolineato Barbara Lunghi, responsabile dei Mercati per le Pmi di Borsa Italiana -. Le imprese che stanno lentamente uscendo dal contesto di attuale difficoltà, dovranno inevitabilmente fondare la loro crescita futura su una maggior patrimonializzazione, che passa anche attraverso la Borsa e i suoi meccanismi. I mercati azionari offrono infatti all’impresa uno strumento unico per raccogliere capitali per finanziare la crescita. Aim Italia in particolare vuole rispondere proprio all’esigenza delle imprese di più piccola dimensione offrendo un percorso di accesso veloce, semplice e flessibile alla quotazione e, allo stesso tempo tutelare gli investitori grazie a un impianto regolamentare che in Gran Bretagna ha portato oltre 3.000 società a quotarsi su Aim dalla sua nascita”.

27 Novembre 2009