Angelucci: "Contratti ad hoc e contributi rottamazione per il rilancio dell'Ict"

ANGELUCCI (ASSINFORM)

Il presidente di Assinform ribadisce la necessità di rinnovare le regole di un settore in crisi che rappresenta però la quarta industria italiana. E il presidente di Fida Inform Alessandro Musumeci: "Innovare il ruolo dei Cio exit strategy efficace"

di Federica Meta
Una flessione di mercato pari al 9%, il 30% di imprese Ict che avranno problemi di occupazionali  fine 2009. Sono i numeri del comparto Ict  che il presidente di Assinform, Paolo Angelucci, ha riferito oggi i occasione del convegno nazionale di Fida Inform, la federazione italiana delle associazioni professionali di Information management, in corso a Roma.
“Si tratta di numeri che raccontato di un settore Ict in affanno ma che si possono contrastare – ha sottolineato Angelucci –. In questo senso qualche segnale c’è, soprattutto per quel che riguarda il budget che le imprese vogliono dedicate per implementare il loro IT: la nostra indagine congiunturale ha stimato che il 60% delle imprese non ha intenzione di tagliarlo, nonostante le crisi. Una previsione positiva che associata alle azioni che Assimform sta mettendo in campo potrebbe contribuire a definire una exit strategy”.

Angelucci ha quindi ricordato le strategie anti-crisi che l’associazione che riunisce le aziende Ict italiane ritiene necessarie. “E’ fondamentale che il settore, che rappresenta la quarta industria italiana, sia una volta per tutte considerata industria a tutti gli effetti che produce beni immateriali – ha precisato -. Come? Per prima cosa definendo dei contratti ad hoc per le risorse umane; oggi gli informatici vengono inquadrati con contratti che vanno dalla chimica alla metallurgia. In altre parole bisogna che si strutturino regole diverse e certe per il comparto”.
Inoltre “collaborare perché le aziende che hanno i requisiti possano quotarsi in borsa. Assinform ne ha individuate 230 con un fatturato superiore ai 10 milioni di euro già pronte e altre 682 con un fatturato inferiore ai 10 milioni potenzialmente quotabili”. La quotazione, secondo Angelucci “é un obiettivo assolutamente da perseguire in un quadro di accelerazione del processo generale di innovazione del Paese”.

Altro punto su cui Assinform sta spingendo molto è il contributo alla rottamazione dei software. “L’ho ribadito più volte  ma non mi stancherò mai di dirlo – ha ricordato Angelucci -. Ogni euro di contributo genera un miglioramento dei livelli occupazionali due volte e mezzo maggiori che nel settore auto”.

“Stiamo lavorando con il ministero dell’Economia perché nell’ambito di Industria 2012 vengano stanziati al comparto 200 milioni per la ricerca e lo sviluppo – ha concluso Angelucci -. Stimiamo che questi fondi possano attivare 500 milioni di investimenti che, a loro volta, creerebbero, 5mila posti di lavoro per due anni”.

Alessandro Musumeci, presidente di Fida Inform e direttore centrale dei sistemi informativi delle Ferrovie ha posto l’accento sul ruolo che il Cio può avere nell’uscita dalla crisi.
“Ci troviamo in un momento in cui i Cio si vedono costretti a tagliare i costi e quindi il valore del loro lavoro – ha sottolineato Musumeci -. Al contrario è proprio dalla crisi che può e deve nascere l’occasione perché questa figura così centrale per il business si innovi, innovando anche tutto il sistema dei servizi informativi”.
In questo senso il 2010 sarà l’anno dei progetti sfidanti che riguardino direttamente il modello di business, quindi il modo di lavorare e di fare un prodotto o un servizio, e lo stesso Ict.
“L’Ict va innovato sia per quel che riguarda il sourcing sia per quel che riguarda le tecnologie – ha detto Musumeci -. In questo senso è importante avviare programmi che innovino il modo di “fare” l’information technology, sviluppando applicazioni che supportino il business, e quindi rinnovando la catena del valore e, poi, puntando alle possibilità di nuove esperienze, come quelle dei social network e del cloud computing”.

“Nello specifico i social network potrebbero diventare un prezioso strumento per aggiornare il customer service – ha concluso – mentre il cloud potrebbe contribuire a modernizzare, rendendolo più efficace e meno costoso, il modello di sourcing aziendale”.

03 Dicembre 2009