Appello al governo: "L'Ict è l'asso della ripresa"

IL TESORO ITALIANO

Confindustria: "Serve subito un piano organico di investimenti" Le proposte: incentivi per la rottamazione del software, finanziamenti a Industria 2015 e fondi a disposizione delle imprese che innovano

di Matteo Buffolo
Dicembre, tempo di finanziaria. A fine anno, come di consueto, l’Esecutivo mette mano ai conti stilando previsioni e bilanci per i mesi successivi. Che il 2009 per quanto riguarda imprese e denaro sia stato un anno unico, non lo mette in dubbio nessuno. Così come nessuno mette in dubbio che la ripresa, visti i segnali, possa essere alle porte e che per coglierla appieno serva qualche sforzo che sostenga i vari settori.

Come per esempio l’automotive, che già ha goduto di incentivi per la rottamazione e che, anche se non sono stati inseriti nella finanziaria, li vedrà confermati da un apposito decreto legge, come assicurato dal ministro per lo Sviluppo Economico, Claudio Scajola. Per quanto riguarda invece l’Ict e i media, industria da 350 miliardi di euro che impegna circa 2,3 milioni di persone, nonostante le rassicurazioni, sulla carta non c’è ancora niente.

“Da quanto conosco io, è così - spiega Stefano Pileri, presidente di Confindustria servizi innovativi e tecnologici -. Non vengono considerati interventi sulla situazione: non so se sia giusto o meno legare il tema alla finanziaria, ma come si stanno immaginando interventi su altri settore toccati dalla crisi, nel settore dei servizi innovativi e del terziario avanzato, dove pure l’onda della crisi si sta facendo sentire con una certa violenza, si potrebbe pensare qualcosa”. Si potrebbero immaginare, per restare nel paragone con l’auto, incentivi per la rottamazione del software, finanziare le parti del piano governativo “Industria 2015” relative all’innovazione, e le industrie che investono in IT.

Tutte proposte che Paolo Angelucci, presidente di Assinform, ha fatto da tempo. “Investire di più in IT è una priorità nazionale per riprendere a crescere e competere: credito alle imprese che innovano, finanziamenti ai programmi strategici di Industria 2015 e Piano e-gov 2012, banda larga per le imprese e le istituzioni, incentivi per la rottamazione delle vecchie applicazioni software per modernizzare il Paese e far aumentare l’occupazione”, chiosa da mesi Angelucci per spiegare le strade per sostenere il comparto aiutando anche la modernizzazione delle imprese.

Si potrebbero trovare in sede di Cipe gli ormai famosi 800 milioni di euro che, all’interno del piano Caio-Romani costituiscono una base su cui lavorare per superare il digital divide. E questo, secondo le indiscrezioni filtrate finora, è l’unico capitolo su cui si farà qualcosa prima della fine dell’anno. “Ormai abbiamo la certezza che parte dei finanziamenti verrà smarcata nell’ultima riunione del Cipe: saranno circa 250- 300 milioni, da destinare ai distretti industriali non ancora coperti dalla banda larga. Il problema è che si ha spesso la sensazione che si tratti di stanziamenti episodici, dovuti alla mobilitazione di tanti attori, più che di un piano organico che recepisca quanto l’investimento su questi settori crei del valore”. Una creazione di valore che aiuterebbe anche l’occupazione.

Se, come spiega Angelucci, “nel secondo semestre di questo 2009 i posti a rischio sono 20mila”, bisogna anche considerare che “l’IT è uno dei settori più labour-intensive del nostro Paese, secondo solo alla R&D”, visto che il 32% degli addetti è laureato. “Che questo settore venga sempre considerato in seconda battuta può lasciare un po’ perplessi - gli fa eco Pileri - è un comparto fatto di aziende che fanno del know how uno degli ingredienti più importanti: è difficile non immaginare come questo possa essere un settore trainante per l’economia di tutta l’Italia”.

Una circostanza che rende ancora più necessari interventi per la difesa del settore e il rilancio degli investimenti, che, in percentuale al Pil, restano fra i più bassi d’Europa e che, come ricorda il presidente di Assinform, “danno una resa maggiore di quella di molti altri settori, visto che ogni euro investito in Ict dà un ritorno che è 2,5 volte quello del settore auto”. Anche per questo, sarebbe auspicabile un intervento a tutto tondo, che “partendo dalla considerazione che l’investimento sulle tecniche, sulle infrastrutture, sui servizi, sui contenuti digitali, porta la comunità a fare passi avanti importanti in tutte le condizione economiche”, dalla produttività al Pil, passando per la creazione di occupazione e per un maggior valore aggiunto, “coprisse queste quattro dimensioni che dovrebbero convincere sia le imprese che chi governa le politiche economiche a investire nel settore”, continua Pileri.

Soprattutto perché non è che la volontà non ci sia: “Da un punto di vista progettuale il piano Romani, e-Gov 2012 e Industria 2015 rappresentano tre indicazioni che dicono ‘ok, dal punto di vista di quello che c’è da fare ci siamo’. Il problema è che manca ancora la determinazione di farlo realmente”. Magari proprio in Finanziaria o con un decreto apposito riflettendo sul fatto che, come ha suggerito Diana Bracco, vice-presidente di Confindustria con delega all’innovazione “la ricerca è il nostro vero ammortizzatore sociale” e “puntare sull’innovazione è l’unica ricetta per far ripartire l’Italia” perché , se il Governo mettesse la ricerca al centro della politica di sviluppo del Paese avremmo “la straordinaria possibilità di vivere un nuovo miracolo economico, quello scientifico-tecnologico”.

14 Dicembre 2009