Google, l'Europa "frena" la scalata del motore

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Il 2010 si apre all'insegna del Googlephonino e degli investimenti nelle energie rinnovabili e nelle applicazioni di video online. Ma anche dei duri attacchi da parte di Francia e Germania: tasse e azioni legali per scongiurare il rischio "monopolio"

di Mila Fiordalisi
Il 2010 sarà un anno chiave per Google. La società di Mountain View ha scelto il palco del Ces di Las Vegas per annunciare Nexus One, il googlefonino, messo a punto in collaborazione con la taiwanese Htc, pronto a fare concorrenza in particolare ad iPhone (Apple) e Blackberry (Rim). E l’approdo nel mercato della telefonia mobile non è l’unica carta messa sul piatto degli investimenti: il colosso del search engine ha appena annunciato lo sbarco nel mercato delle fonti rinnovabili.

Nei giorni scorsi la divisione Google Energy ha inviato alla Federal Energy Regulatory Commission una richiesta di autorizzazione ad esercitare l'attività di compravendita di energia elettrica. In dettaglio, Google è intenzionata a operare nel mercato elettrico all'ingrosso come rivenditore di energia. “Vogliamo avere la possibilità di comprare e rivendere elettricità nel caso questa entri a far parte del nostro portafoglio”, ha annunciato la portavoce Niki Fenwick.

Sempre nei giorni scorsi Google ha incrementato del 20% la propria offerta d'acquisto per On2 Technologies, azienda specializzata in tool di video compressione online, portando la parte cash a 134 milioni di dollari.

Ma se oltreoceano i riflettori del nuovo anno si sono concentrati sulle novità di prodotto e di business, l’Europa guarda a Google come una “minaccia”. Il 2010 si è aperto all’insegna del j’accuse, quello della Francia: la commissione governativa Zelnik, la stessa incaricata dal ministro della Cultura Frederic Mitterrand di completare la legge Hadopi sul dowload illegale dei file e la pirateria online adottata a settembre, ha proposto una “tassa Google” per finanziare misure a favore di un'offerta legale di musica e film su internet. In dettaglio, la proposta messa nero su bianco in un report a firma della commissione, prevede di imporre “fee” a link sponsorizzati e banner pubblicitari, a cui corrisponda un elevato numero di click allo scopo di non pregiudicare le iniziative minori.

Immediata la risposta di Google: “Bisogna privilegiare soluzioni innovative ad una logica della tassazione che a sua volta risponda ad una logica di contrasto tra il mondo di internet e quello della cultura”, ha scritto in una nota ufficiale Olivier Esper, direttore degli affari pubblici di Google France “Speriamo che tra le raccomandazioni avanzate dal rapporto, siano approvate quelle che privilegiano la cooperazione tra gli attori di internet e le filiere culturali.

Subito dopo la Francia ci ha pensato la Germania a sferrare un altro attacco al motore. Il ministro tedesco della Giustizia Sabine Leutheusser-Schnarrenberger, attraverso le pagine del settimanale Der Spiegel, ha sostenuto che il gruppo di californiano punterebbe alla creazione di “giganteschi monopoli”, e che nello specifico servizi come Google Earth e Google Street View “vanno assolutamente esaminati dal punto di vista legale”. “Mi disturba questa corsa in avanti, questa gigantomania, che traspare anche da Google Book”, ha aggiunto il ministro puntualizzando che la biblioteca digitale di Google negli Usa è già stata oggetto di una class-action da 125 milioni di dollari promossa da editori e autori.

Il ministro tedesco non ha escluso il ricorso alla legge qualora Google non adottasse politiche di maggiore trasparenza nelle proprie attività, trattamento dei dati incluso.

11 Gennaio 2010