Lavoro, l'allarme di Confindustria: persi 90mila posti nei servizi innovativi

LAVORO

Il maggior calo occupazionale, registrato tra aprile 2008 e settembre 2009, riguarda il lavoro autonomo (-3,6%)

di Federica Meta
La crisi ha colpito duro anche il mondo dei servizi innovativi. La fotografia è scattata dall’Osservatorio sull’occupazione di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici che evidenzia come, a partire dal secondo trimestre 2008 fino al terzo 2009, dall’informatica alle telecomunicazioni, dalla radiofonia e televisione all’ingegneria, ai servizi di consulenza, di comunicazione e marketing, di certificazione, si siano persi complessivamente 90mila posti di lavoro. Dopo il picco occupazionale (+10%) registrato nel primo trimestre 2008, che aveva portato il totale degli addetti a 2,5 milioni, il settore ha sofferto di un calo del 3,6%, concentrato nella componente del lavoro  indipendente (quella dipendente è rimasta immutata per effetto della  sostituzione tra uscite ed entrate di lavoratori).

Per quanto riguarda il 2009, solo alla fine del terzo trimestre, dopo quattro trimestri consecutivi negativi, il settore ha fatto registrare un primo segnale positivo con una crescita tendenziale dell’1,2%, dovuta all’andamento positivo della sola occupazione dipendente (+3,1%), mentre si conferma il dato negativo (-2,1%) per quella indipendente. In termini congiunturali, nel terzo trimestre dello scorso anno si è verificato tuttavia un arretramento di -0,5% (+0,1% i dipendenti, -1,6% gli autonomi), a conferma che il ciclo economico, pur mostrando piccoli segnali di ripresa, mantiene ancora inalterati i fattori di crisi che tengono a freno gli investimenti produttivi, in particolare quelli legati all’innovazione.
“Le aziende del settore impegnate a fronteggiare i tagli dei budget dei loro committenti (imprese e PA), tendono, infatti, a difendere il proprio patrimonio occupazionale interno – spiega Csit in una nota -. Ma sono costrette a decurtare le collaborazioni esterne di consulenti e specialisti, che non trovano giustificazione in assenza  di nuovi ordini e progetti”.

“D’altro canto nell’ultimo trimestre dell’anno il clima di fiducia delle imprese dei servizi, seppur ancora negativo, appare per la prima volta in salita – conclude la Csit -. L’auspicio è che si passi dalla politica dell’emergenza a una visione più strategica, in grado di rafforzare i tiepidi segnali di ripresa”.

03 Febbraio 2010