Privacy, la Ue contro Facebook: "Mette a rischio i minori"

INTERNET

Iniziative in vista contro il social network che ha reso pubblici i profili degli utenti

di Patrizia Licata
Viviane Reding, commissario Ue all’Information Society, non abbandona la sua crociata contro le violazioni della privacy su Internet, in linea con la posizione dell’intero esecutivo Ue, deciso a rafforzare le misure a difesa della riservatezza dei dati personali degli utenti.

Uno dei terreni minati per i consumatori online, soprattutto se minorenni, sono i social network: sempre più utilizzati (a dicembre 2008, 211 milioni di europei con più di 15 anni hano visitato un sito di social networking, quasi il 75% degli utenti Internet in quella fascia di età), sono stati più volte additati dalla Commissione europea come “potenzialmente pericolosi” per gli utenti inesperti.

Come Viviane Reding ha decisamente lottato a favore di una maggiore tutela della privacy e ha più volte invitato i maggiori player del settore ad adottare un codice di condotta capace di proteggere gli utenti, specialmente quelli minorenni. Nell’udienza parlamentare di gennaio, la Reding ha confermato la sua posizione e minacciato ulteriori azioni nel nuovo ruolo di commissario alle Telecomunicazioni.

Oggi il commissario, nel discorso che terrà in occasione dello European Safer Internet Day a Strasburgo, parlerà in particolare di Facebook esprimendo la sua "preoccupazione” in merito alle recenti modifiche sulle pratiche relative alla privacy del popolarissimo sito sociale. Nonostante le pressioni a migliorare la protezione dei dati e la sicurezza degli utenti dei social network, Facebook ha cambiato a fine gennaio la sua policy, rendendo più facile accedere alle informazioni personali conservate sulla sua piattaforma. In pratica, da gennaio i profili su Facebook sono accessibili di default. Occorre che l’utente sia esperto e sappia di dover scegliere di rendere il profilo privato e visibile solo agli amici, per poter mantenere il controllo sulle proprie informazioni personali.

Prima la situazione era opposta: i profili erano privati di default e resi pubblici solo se espressamente chiesto dall’utente. “Sono sorpresa da questo improvviso cambio di politica”, dirà oggi la Reding. “Eppure, sarebbe nell’interesse dei social network garantire agli utenti il controllo della loro privacy”. Oggi la Commissione Ue renderà noti anche i risultati di uno studio sulle misure per la protezione della privacy adottate dai siti di social networking: il report è la prima valutazione dell’accordo siglato volontariamente nel 2009 dai maggiori siti sociali attivi in Ue, tra cui Facebook, MySpace, YouTube, Bebo e Daily Motion. Con questo accordo 25 aziende si sono impegnate ad adottare una serie di misure per la protezione dei dati, e la valutazione complessiva espressa dallo studio è buona, perché le aziende hanno migliorato le loro policy, anche se molto resta da fare, secondo la Reding, soprattutto per proteggere i minori.

Ironicamente, nello studio Facebook appare tra le prime aziende del web in fatto di protezione dei dati personali degli utenti, con best practice per quanto riguarda il meccanismo che consente di riferire le violazioni perpetrate sulla sua piattaforma e restrizioni all’accesso dei minori ad alcuni suoi servizi. Tuttavia, lo studio risale a dicembre, prima del cambio di direzione di Facebook, come fa notare la stessa Commissione e il suo punteggio alto probabilmente non sarà confermato se la sua policy in fatto di riservatezza prosegue sulla strada intrapresa. "I profili dei minori devono essere resi privati di default e le denunce di abusi e violazioni devono ricevere risposta immediata e adeguata. Internet è oggi essenziale per i nostri bambini ed è nostra responsabilità renderlo sicuro”, dirà oggi la Reding.

09 Febbraio 2010