Prodi: "Italia troppo debole sull'innovazione"

L'INTERVENTO

Intervenendo al Festival dell'economia reale di Pisa l'ex premier ha precisato che la recessione si supera "inserendosi nell'economia mondiale con nicchie di produzione specialistiche"

di Enzo Lima
“Abbiamo una debolezza molto significativa nei settori fortemente innovativi. Siamo l’ottavo Paese industriale mondo, eppure partecipiamo all’innovazione solo per un decimo di quanto fa, ad esempio, Israele. È un problema enorme. Si pensi all’innovazione dei prodotto di massa: non c’è un telefonino inventato o fabbricato in Italia. Ogni nuovo iPod è un deficit commerciale futuro”. Lo ha detto l’ex presidente del Consiglio Romano Prodi nella sua lectio magistralis sulla competitività dei sistemi industriali in tempo di crisi tenuta oggi a “Manifutura, festival dell’economia reale 2010” in corso a Pisa.

Secondo Prodi, l’Italia deve “creare imprese, non necessariamente grandi, ma in ben inserite in settori molto specializzati: l’unico modo di uscire stabilmente dalla crisi è  inserirsi nell’economia mondiale con nicchie di produzione molto specializzate”. L’ex presidente del Consiglio polemizza duramente con la politica di innovazione del governo: “Non vedo politiche governative di coordinamento per l’innovazione. Non posso nemmeno criticare, perché non si può criticare il nulla. Il nostro programma di Industria 2015 aveva un orizzonte giusto, decennale, perché questi processi hanno bisogno di un obiettivo a lungo termine. Dobbiamo investire nell’aggregazione fra grandi e piccole imprese, nei centri di ricerca, rendere conveniente la trasmigrazione fra università, centri di ricerca, sviluppare tecnologie innovative. Siamo a livello elementare: c’è invece bisogno di grandi sperimentazioni”.

Secondo Prodi “dobbiamo incentivare la fusione e la collaborazione fra imprese. Ma anche porre grande attenzione quando le imprese vengono acquistate dai fondi finanziari. La loro sorte è quasi sempre segnata: gli obiettivi dei fondi sono a breve, quelli delle imprese a lungo”.

12 Febbraio 2010