Di Blasio (Emc Italia): "L'Italia può competere nello scenario globale"

IL PROTAGONISTA

L'Amministratore delegato: "Oltre alla spinta sulle infrastrutture bisogna agire sulla diffusione dei Pc tra famiglie e aziende per mettere in moto la macchina dei servizi innovativi"

di Matteo Buffolo
Riccardo Di Blasio, amministratore delegato e direttore generale in Italia per il colosso Emc, 38 anni, ha già alle spalle una solida carriera, in Italia come a livello internazionale. Come racconta lui stesso, “occuparmi di temi tecnologici è stato quasi casuale” dopo un percorso di studi arricchito da una specializzazione in Affari internazionali presso la Michigan State University.
“L’opportunità di vivere un’esperienza all’estero in una fase di apertura di nuovi mercati e di lancio di nuovi prodotti è stata di impagabile valore. E se i latini dicevano che nessuno è profeta in patria, la patria è sempre la più bella”, aggiunge di Blasio che ha trascorso dodici anni all’estero, su mercati emergenti ma anche consolidati, di cui  tre anni in Medio Oriente, quattro in America Latina, cinque nel Regno Unito.
Di Blasio, se dovesse definire lo stato di salute dell’Ict italiano, magari con gli occhi di chi lo ha guardato a lungo dall’estero, quale sarebbe la sua diagnosi?
Direi che ci sono due dinamiche principali: una di tipo tecnologico e una seconda che definirei di ordine “culturale. L’informatica degli ultimi vent’anni ha segnato una crescita molto forte dovuta, in buona parte, allo sviluppo dell’industria delle telecomunicazioni (in Italia si è assistito allo sviluppo di società in questo settore a partire dal 1997, anno della privatizzazione di Telecom Italia, ndr) e alla domanda derivante da questo comparto. In questi ultimi anni, il mercato dell’informatica ha risentito molto delle dinamiche di contenimento e dei fenomeni di discontinuità di questo settore. Guardando alla situazione con altri occhi, però, si potrebbe dire che le opportunità non mancano anche e soprattutto in una situazione complessa quale quella che stiamo vivendo.
Ad esempio?
Sicuramente un ambito dove abbiamo grandi aspettative di recupero è quello del divario digitale. In Italia in questi mesi si è parlato molto dell’impegno del Governo nella banda larga che potrebbe essere definito una ‘milestone’ del nuovo modello di economica digitale: un’iniziativa molto importante nell’ambito di un più ampio intervento di sistema, che oltre a puntare sullo sviluppo delle infrastrutture dovrebbe promuovere anche la diffusione del personal computer all’interno delle famiglie e imprese. Internet, tanto per fare un esempio, è un canale di business potentissimo, ma deve essere reso disponibile a tutta l’utenza, privata e aziendale.
In che modo secondo lei?
In Italia abbiamo un grosso punto di forza rispetto a molti altri mercati, la grande diffusione di cellulari che nel tempo si sono trasformati in dispositivi portatili dotati di tecnologie sofisticate, in grado non solamente di supportare contenuti consumer ma, a maggior ragione, di reggere servizi che possono rendere più competitive le aziende che li scelgono. E penso al mobile Internet inteso nella sua accezione più ampia, che a livello aziendale può trasformarsi in maggiore reattività, in processi decisionali più snelli, in riduzione del time to market e tante cose ancora.
Tra i nuovi trend c’è il cloud computing. Avete firmato da pochi mesi un accordo importante e gli analisti sono concordi nel definirlo uno dei trend più importanti dei prossimi anni. Come si sposa con il problema culturale di cui ci ha parlato?
Di certo, sono in molti ad essere interessati e siamo passati nelle aziende da una fase di “esplorazione” ad adozione di diffusione più ampia. Le stesse aziende di telecomunicazioni sono interessate in quante determinate a vendere sempre di più nuovi servizi a fianco del business tradizionale. Emc in questo ambito ha un’offerta concreta per supportare l’evoluzione nello sviluppo e gestione dei data center, ma anche l’accesso a risorse condivise che risiedono nella “Private Cloud” e a tendere nella Cloud Pubblica. Gli interlocutore sono Cio e Cto ma lo sono anche le Direzioni di Business e di sicuro sarà fondamentale il ruolo della Pubblica amministrazione, considerato che si va verso la decentralizzazione di molti compiti storicamente consolidati in ambito centrale. Credo sia fondamentale capire le efficienze che si possono generare e ad esempio automatismi e soluzioni digitalizzazione sono fondamentali anche per permettere  di rendere i servizi al cittadino ancor più pervasivi ed accessibili. In questo senso, una corretta strategia di gestione delle informazioni lungo tutto il loro ciclo di vita assicura che queste siano sempre disponibili. Penso alle soluzioni di gestione documentale, archiviazione e protezione delle informazioni, soluzioni di virtualizzazione, che ottimizzano le risorse di storage, di rete e di elaborazione dell’azienda creando servizi virtuali dall’infrastruttura IT con grandi vantaggi di flessibilità o le soluzioni di deduplicazione, che consentono di semplificare il back up, velocizzare e garantire il recupero dei dati ed aumentare l’efficienza IT. Tecnologie leader come Documentum, Data Domain, VMware, Rsa sulle quali Emc ha costruito una solida proposta per le aziende.
E l’alfabetizzazione informatica? Non crede che si dovrebbe insistere sulla formazione per rendere realmente fruttuoso il processo di digitalizzazione?
Purtroppo il personal computer non ha avuto lo stesso tipo di diffusione del telefonino (l’Italia ha la più alta densità di telefoni cellulari dei Paesi del G7, siamo a 155 linee mobili ogni 100 abitanti, con un aumento del 58% rispetto al 2003) e se avesse avuto anche solo la metà della diffusione del cellulare, la situazione sarebbe molto diversa. Dati rincuoranti arrivano dalle nuove generazioni: per esempio, l’iPhone, rappresenta un elemento disruptive e la vendita delle applicazioni per il telefono della Apple sono andate molto bene sul mercato consumer. Il mercato deve su questa piattaforma riuscire a portare dei servizi business, si creerebbe un nuovo mercato che potrebbe aprire un nuovo ciclo come negli anni 2000.
Se il modello verso cui andiamo è quello dell’iPhone o dell IPad, ovvero di una convergenza sempre maggiore fra mobile e fisso, sarà dunque importante lavorare sulla connettività.
Ci sono esempi all’estero cui si può guardare con attenzione e sicuramente un’adeguata politica degli investimenti su queste tematiche è importante e credo e mi auguro sia sull’agenda strategica del nostro governo che so impegnato a valutare le nuove tecnologie come mezzo di accelerazione dello sviluppo del paese, anche perché considerato quanto detto pocanzi l’Italia potrebbe avere le carte in regola per svolgere un ruolo primario in questo nuovo panorama tecnologico.

22 Febbraio 2010