La frittata Mise sul credito d'imposta per i ricercatori

PUNTI DI VISTA

Dei venticinque milioni stanziati per le assunzioni dei Ph.d nel 2012 ne saranno utilizzati soltanto dieci, il resto al macero. Colpa della burocrazia e di una piattaforma costosissima e mal progettata

di Edoardo Narduzzi

Il buonsenso della burocrazia è quello che ha fatto grande l’economia tedesca. In Germania la storia che segue avrebbe avuto tutt’altro svolgimento perché la burocrazia l’avrebbe risolta in dieci minuti nell’interesse delle imprese che hanno investito pro pil. Il 7 agosto del 2012 viene convertito nella legge n.134 il Dl n.83 del 22 giugno 2012, pomposamente ribattezzato Sviluppo Italia.

Il comma 11 dell’art.24 della legge prevede: “entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge sono adottate le disposizioni applicative necessarie” da parte del Mise. Cioè entro l’8 ottobre 2012. Il Mise, invece, pubblica il regolamento attuativo solo il 21 gennaio 2014, con 15 mesi di ritardo. Volete che le microimprese o le startup innovative possano stare dietro con le loro mini organizzazioni a questi ritardi? Il credito di imposta per le assunzioni di dottori di ricerca in materie tecnico-scientifiche, poi, entra in vigore solo nel settembre del 2014. E qui i nodi vengono al pettine.

La piattaforma tecnologica, costata ben 500mila euro ai contribuenti, è individuata dal Mise nell’art.3 del decreto interministeriale attuativo come unico punto per la gestione delle richieste del credito di imposta, in parte abusando anche quanto disposto dal comma 11 dell’art.24 del Dl. Una scelta tutta del Mise, quindi, che avrebbe dovuto però essere in grado di dare le specifiche corrette alla società che stava realizzando la piattaforma, visto che ogni errore, anche solo formale, avrebbe inficiato il credito di imposta. Manco per sogno. La piattaforma va in crash i primi due giorni di attività, creando notevoli problemi alle imprese che stavano caricando i documenti.

Chi l’aveva testata? Chi ne aveva autorizzato la messa in esercizio? Ma c’è di peggio. Una piattaforma progettata “alla tedesca” avrebbe avvertito le startup che dovevano caricare nel 2012 anche i costi relativi al 2013 dei Ph.D in ingegneria o in fisica assunti in corso di anno: “siete sicuri di voler caricare solo i dati del 2012? Facendo così perdete quelli del 2013”. Ma siamo a Roma e questa è fantascienza. Morale: il Mise ha affidato a una piattaforma costosissima e mal progettata la gestione delle pratiche e non prevedendo nessuna possibile correzione manuale dei caricamenti fatti, documenti Inps alla mano. Ovviamente la prima risposta all’azienda arriva quattro mesi dopo il caricamento dei dati quando la frittata è fatta e nessuna variazione è più possibile sulla piattaforma. La produttività tedesca qui è da altra galassia. 

Così i 25 milioni di credito di imposta stanziati per le assunzioni dei Ph.D scientifici nel 2012 saranno utilizzati solo per una decina di milioni complessivi. Il resto al macero. Poi vi sorprendete se c’è lo spread?

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA 13 Settembre 2015

TAG: mise, spread, italia, imposta, ricercatori

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