Microsoft protegge il cloud con l'algoritmo open source

SECURITY

Annunciato all'Rsa Conference di San Francisco il rilascio di U-Prove, tecnologia di protezione della privacy nelle transazioni online

di Elisabetta Bevilacqua
Microsoft rilascia U-Prove, tecnologia per la protezione della privacy nelle transazioni. L'annuncio è stato dato da Scott Charney, corporate vice president Microsoft del Trustworthy Computing Group, nel suo intervento alla RSA Conference 2010 in corso a San Francisco. Affrontando i punti chiave della strategia dell’azienda di Seattle in merito alla sicurezza, Charney ha illustrato il rilascio di una preview di U-Prove, che consentirà ai provider online anche di garantire la sicurezza attraverso la rivelazione della quantità minima di informazioni.

Per incoraggiare il contributo di una comunità più estesa possibile, Microsoft renderà disponibili significative porzioni core della proprietà intellettuale di U-Prove, sotto Open Specification Promise, ossia l’impegno contrattuale di Microsoft di non richiedere neppure in futuro i diritti di proprietà per il codice. “Doneremo, in particolare, gli algoritmi di criptazione di U-Prove, e sotto Free Bsd License, i due reference toolkit che implementano gli algoritmi - ha precisato Charney –. E’ fondamentale far sì che sempre più persone aderiscano a questo tipo di tecnologia così da poter creare sistemi di meta-identità di cui stiamo parlando già da un po’ di tempo”.

Questa impostazione consentirebbe infatti di assicurare la sicurezza pur mantenendo la privacy, garantendo le pratiche tipiche dei social network come l’uso di pseudonimi.

La necessità di assicurare sicurezza e privacy è, secondo Charney, fondamentale per l’evoluzione al cloud computing: “Con la migrazione al cloud tutto sarà sulla nuvola: le vostre informazioni sanitarie, quelle sulle tasse, la vostra agenda. Voi vorrete infatti potervi accedere da qualunque dispositivo, dal telefono, dal pc, dalla Xbox, da qualunque cosa” . Ma il rischio è che anche altri possano accedere agli stessi dati senza autorizzazione; un freno diffusione del cloud computing e dei conseguenti.
“E’ dunque veramente molto importante che ciascuno partecipi a questo dibattito. Ci servono persone che sviluppino robuste soluzioni per la identity che garantiscano al tempo stesso sicurezza e privacy”, ha esortato Charney.

04 Marzo 2010