E' in crisi Sap o tutto il "modello"?

UNIVERSO ERP/1

Il Ceo Apotheker "dimissionato" a causa dei risultati negativi. Ma in difficoltà è tutto il settore Erp

di Paolo Lombardi
Il botto è stato improvviso e imprevisto ed ha colpito Leo Apotheker, numero uno di Sap, “dimissionato” dai vertici della società.
A pochi giorni di distanza hanno lasciato l’azienda, con motivazioni differenti, altri due top manager con responsabilità di direttore generale e di direttore della divisione Business Intelligence. Al posto di Apotheker il Consiglio di amministrazione del colosso tedesco delle applicazioni enterprise ha nominato due Ceo: un tecnologo e uno con forti competenze di gestione dei conti.
Nel giudizio dei più, Apotheker ha pagato i risultati negativi degli ultimi mesi, soprattutto sul fronte particolarmente “sensibile” dei ricavi da licenze software. È vero che la debacle dei ricavi da licenze ha toccato, chi più chi meno, tutti o quasi i maggiori player del settore, ma nel caso di Sap a questo calo si sono aggiunti altri fattori negativi.
Ad esempio la pessima gestione del nuovo programma di manutenzione, Enterprise Support, che nelle intenzioni del management doveva garantire maggiori introiti alle casse della società, e che ha invece scatenato una mezza rivolta tra le aziende utenti, costringendo Sap a una mezza ritirata con un bilancio disastroso in termini di immagine verso i clienti.
Apotheker è stato anche responsabile di una situazione di stallo nel percorso di evoluzione tecnologica del “prodotto Sap” in versione software-as-a-service, denominata Business ByDesign, che la stessa società ha ammesso non essere in grado di garantire l’integrità e la disponibilità necessari per le applicazioni critiche di tipo pay per use.

Quelli di Sap non sono soltanto problemi interni. La sua “crisi” riflette anche le difficoltà del comparto delle applicazioni business enterprise, che nel prossimo futuro potrebbe crescere a ritmi nettamente inferiori a quelli conosciuti negli ultimi 15 anni. Queste difficoltà sono esplose nel corso di una crisi economica che non poteva riversarsi anzitutto sul comparto degli Erp, che mediamente assorbe, soprattutto nelle grandi aziende, circa il 10% dell’intero budget IT.
Gli Erp continuano ad essere un asset irrinunciabile per la vita delle aziende, ma sono sempre più le indagini che mostrano come per molte aziende utenti dietro quella sigla si nascondono spesso più problemi che non benefici; insomma una realtà assai meno rosea di quella descritta nelle case history citate dai vendor.
Capita così che nemmeno il 10% delle aziende impegnate nell’implementazione di un progetto Erp riesca a fare il go-live nei tempi previsti, con i costi programmati e raggiungendo i benefici attesi.
Una volta in produzione si scopre poi che la mole di molte di queste implementazioni è tale da ostacolare il continuo tentativo di adeguare software e funzionalità ai frenetici cambiamenti del mercato, con l’amara conclusione di trovarsi sempre e comunque in ritardo.

Come affrontano le proprie difficoltà i player del mercato enterprise? Ad esempio intensificando attenzione e sforzi verso il mercato delle medio-piccole aziende, ma con proposte che in qualche caso mostrano la corda. Molti clienti imputano ad alcuni di questi software il fatto di avere in realtà origine da modelli e tipologie di aziende di fascia superiore, poco adatti quindi a rispondere alle esigenze di flessibilità e adattabilità richieste dal mercato di fascia più bassa. È l’inadeguatezza di queste offerte ad aprire spazi a offerte di nicchia o del tutto particolari come le Acg di Ibm.
Quello che sembra emergere è che i grandi vendor di applicazioni enterprise non potranno più continuare a macinare fatturato e margini seguendo sostanzialmente le modalità di marcia fin qui seguite. La quasi saturazione del mercato dei grandi utenti ha inevitabilmente rallentato l’afflusso dei ricavi da licenze software, mentre i costi di manutenzione e supporto sono ormai diventati troppo alti da consentire ulteriori rincari salvo innescare, come ha dimostrato il caso di Sap, reazioni furiose delle aziende clienti.
Se non ci sarà un’uscita rapida dalla situazione di difficoltà economiche su scala globale, i vendor dovranno saper cambiare direzione di marcia, rinnovando contenuti, funzionalità, modalità di offerta e modelli di go to market, articolando l’offerta su nuovi settori verticali di industry. Con tutte le incertezze del caso, naturalmente, trattandosi spesso di nuovi percorsi ancora in parte inesplorati o poco consolidati.

Non tutti concordano con un’analisi del genere. Alcuni osservatori e rappresentanti dell’offerta parlano di difficoltà congiunturali, legate alla crisi economica e sottolineano le enormi potenzialità ancora inespresse presenti sui mercati delle grandi economie ormai più che emergenti (il Bric di Brasile, Russia, India e Cina) e nell’allargamento del target delle applicazioni enterprise a nuovi settori di industry come quelli della sanità, delle utilities, dei media ecc.
E chissà che anche il cloud computing e il SaaS, una volta individuati modelli di business adeguati, non diventino per i grandi vendor un’occasione per il rilancio.

05 Marzo 2010