Alle aziende italiane serve supporto qualificato

UNIVERSO ERP/2

Manifatturiero e PA i big spender nazionali. E piccole e medie imprese sono penalizzate dall'offerta di piattaforme Erp troppo "rigide"

di Paolo Lombardi
È dell’ottobre 2009 la fotografia più recente dell’installato di Erp e software gestionali nelle aziende italiane. L’ha scattata Idc, che ne ha quantificato il valore: 607 milioni di euro, tra licenze e servizi di manutenzione, in lieve calo rispetto al valore del 2008. Il comparto che fornisce il maggior contributo è quello delle aziende manifatturiere, con circa 280 milioni di euro, seguito da quello finanziario, dalle utility, la PA e via via gli altri comparti.
Per cercare di capire le specificità di questo mercato abbiamo chiesto aiuto a Renato Ottina oggi business leader in Ibm per l’offerta Acg (Applicazioni Contabili Gestionali) e per molti anni ai vertici di Gruppo Formula, nome storico del mercato delle applicazioni gestionali in Italia.
Ottina riprende la segmentazione della domanda in tre fasce di aziende, fondamentalmente sulla base del numero di dipendenti: aziende più piccole, fino ai 50 dipendenti, aziende medio piccole e medie (fino ai 500 dipendenti) e aziende medio-grandi che arrivano a occupare fino a un migliaio di persone, per finire con qualche centinaio di grandi aziende con diverse migliaia di dipendenti. Questa classificazione si riflette anche in comportamenti, processi di acquisto e di utilizzo e logiche di investimento IT del tutto differenti.

Per esempio, mentre le realtà con oltre 500 dipendenti spesso apprezzano l’offerta Erp che disegna i processi aziendali - aiutando così a mettere ordine in strutture spesso molto complesse - anche se questi possono essere elementi di rigidità, nei disegni a priori dei processi le aziende di fascia medio-bassa vedono dei forti rischi di rigidità per il loro tipo di business. Ottina ritiene che non ci sia grande azienda che negli ultimi 10-15 anni non abbia investito in modo consistente nel proprio sistema gestionale, per cui difficilmente qui ci saranno cambiamenti significativi.
Queste aziende però hanno dimensioni tali che all’interno nascono esigenze di nuovi progetti a corredo che portano spesso a sostituire, in un’ottica best of breed, un’area specifica coperta da un modulo del grande Erp centrale, con una soluzione specializzata, magari in modalità SaaS.
Se nella fascia delle prime 1000 aziende si sono già manifestati fenomeni di concentrazione e di consolidamento intorno a tre-quattro vendor, man mano che si scende a dimensioni aziendali inferiori si allarga il ventaglio dei vendor di riferimento: una decina di fornitori si contendono il midmarket (fino ai 1000 dipendenti) mentre in numero ancora maggiore sono i fornitori delle aziende di fascia più bassa (da 50 a 500 dipendenti); circa la metà di queste aziende utilizza sistemi frammentati e di vecchia data prodotti da vendor spesso non più in grado di garantirne il supporto, l’aggiornamento e l’evoluzione rispetto alle nuove esigenze delle aziende clienti. È qui che potrebbe esserci nei prossimi anni qualche significativa ripresa di mercato intorno ad alcuni solidi vendor di riferimento.

Tra i driver capaci di trainare nuovi investimenti Erp e gestionali nella fascia delle medie e piccole imprese italiane Ottina esclude le novità di tipo tecnologico e architetturale (“dopo Internet non ci sono più state innovazioni così profonde”). Protagoniste saranno invece proposte e soluzioni capaci di supportare reali cambiamenti nel modo di lavorare: Business Intelligence, analisi dei dati e tutto quanto consente di navigare tra le informazioni stanno diventando una risorsa sempre più abituale per capire e monitorare quello che accade in azienda e quindi supportare al meglio la presa di decisioni.

05 Marzo 2010