Visioni contrastanti sul ruolo del SaaS

UNIVERSO ERP/3

Vantaggi economici per gli utilizzatori finali ma non per i vendor

di Paolo Lombardi
Secondo il parere di tutti gli osservatori, il SaaS (software as a service) è destinato a sconvolgere gli attuali modelli di business del mercato delle applicazioni business. Secondo il nuovo modello le aziende clienti non sono più i possessori delle applicazioni, che risiedono sui server del data center del vendor (o di un provider partner del vendor), ma accedono alle applicazioni e le utilizzano semplicemente innestando la spina nella presa della corrente (in questo caso la corrente è Internet) e pagando questo servizio in base al tempo di utilizzo reale dell’applicazione affittata (pay per use).
Quello che attira maggiormente le aziende clienti è che con il SaaS si tagliano drasticamente le spese di supporto e manutenzione che gravano oggi sui budget IT dei clienti e gonfiano le tasche dei vendor. E allora che interesse potrebbe mai avere un Erp vendor a promuovere il modello SaaS quando proprio queste spese di supporto e manutenzione forniscono un contributo che può ammontare al 20% dei ricavi da licenze (è il caso di Oracle) e procurano al vendor - è sempre il caso del colosso californiano - margini vicini al 90%? E che ne sarà di tutte quelle società terze parti, consulenti e system integrator che oggi si occupano dei progetti, di disegnare, installare, adattare, customizzare le applicazioni?

Queste sono alcune delle incognite che gravano sul futuro del nuovo modello, dal punto di vista dell’offerta. Ma anche tra le aziende clienti, l’affermazione di questo modello incontra ancora diverse perplessità. La conferma viene dagli stessi vendor. Daniele Berardi, a capo della divisione dei servizi tecnologici di Ibm (la Gts) dice che, incontrando i clienti, li sente spesso parlare di SaaS e cloud computing come di “ipotesi interessanti ma immature”, soprattutto sul fronte delle garanzie di sicurezza sui dati delle applicazioni, della qualità e dei livelli di servizio.
Enza Fumarola, country manager per l’Italia di Infor, dichiara invece di aver ricevuto, nell’ultimo anno, “una sola manifestazione di interesse per una soluzione in SaaS”. E aggiunge anche di sapere per certo che “anche gli altri maggiori vendor, per quanto riguarda le applicazioni Erp sono in situazioni analoghe”. “E non è una prerogativa del nostro paese”.

Eppure dal mondo delle aziende utenti sta emergendo una forte esigenza di riduzione dei costi di accesso e di gestione dell’IT e soprattutto di maggior velocità e agilità dei sistemi nell’adeguamento alle esigenze del business. Negli anni del post recessione, le aziende si confronteranno su un mercato sempre più ricco di incertezza e variabilità per cui dovranno lanciare in tutta fretta nuovi prodotti, ritirarne altri, cogliere nuove opportunità di mercato anche in termini di fusioni e acquisizioni: difficile credere che i sistemi informativi centrati sugli attuali Erp siano i più adatti per accompagnare e supportare simili strategie di business.
Probabilmente ha ragione Massimo Pezzini di Gartner, che prevede una graduale migrazione di una parte di applicazioni e servizi verso strutture di cloud e modalità di fruizione di tipo SaaS, mentre molte altre applicazioni, per esempio quelle ritenute di rilievo critico o con dati particolarmente sensibili, si preferirà tenerle in casa.
La vera sfida, sottolinea l’analista, sarà “far coesistere e cooperare servizi e applicazioni cloud e on premise”. E la sfida preannunciata dall’analista di Gartner sembra già riguardare un certo numero di aziende visto quanto emerge dai risultati di una recente indagine effettuata dalla società di servizi Avanade tra i Cio di 500 aziende in tutto il mondo (una trentina in Italia). Il 52% delle aziende intervistate ha dichiarato infatti di aver già introdotto soluzioni SaaS di Crm mentre il 47% lo ha fatto con soluzioni di Business Intelligence.

Più ravvicinata, perché immediatamente più appetibile, sembra invece la prospettiva del SaaS per le aziende di minori dimensioni e con scarse risorse finanziarie da destinare all’IT.
Come si legge nell’ultimo Rapporto Assinform “il modello SaaS consente anche a realtà non strutturate o con risorse limitate di accedere a strumenti evoluti. Gli impatti tecnologici ed economici dei progetti applicativi risultano limitati e l’azienda può utilizzare le applicazioni in modo quasi immediato con una minima dotazione tecnologica: è sufficiente un pc con interfaccia e accesso al Web”.

05 Marzo 2010