Bufera su Facebook, dopo il caso India l'accusa di "colonialismo"

IL CASO

L'azienda costretta a prendere le distanze dalle dichiarazioni "filo-colonialiste" di un componente del cda. Alla fine arrivano le scuse

di Patrizia Licata

Bufera su uno dei membri del Cda di Facebook, Marc Andreessen, venture capitalist della Silicon Valley che si è lasciato andare a commenti pro-colonialismo nei confronti degli indiani che hanno scatenato l'indignazione della Rete.

I commenti di Andreessen sono arrivati poco dopo la decisione del regolatore telecom indiano Trai di bloccare il servizio di Facebook chiamato Free Basics, che offre in diversi mercati in via di sviluppo accesso gratuito ad alcuni siti di Internet. Osteggiato dagli stessi guru e imprenditori dell'hitech indiani, in quanto rappresenterebbe un "walled garden" controllato da Facebook (che decide quali siti e servizi ne fanno parte e quali no) e da larga parte dell'opinione pubblica indiana, secondo cui Free Basics creerebbe delle discriminazioni su Internet, visto che i ricchi possono permettersi la connessione a "tutto il web", mentre i poveri possono accedere solo a una parte, il servizio è stato infine messo al bando dal regolatore come contrario ai principi della net neutrality.

Inserendosi nell'acceso dibattito esploso intorno a Free Basics, Andreessen ha scritto un tweet in cui ha affermato che "negare ai poveri del mondo connettività Internet parziale gratuita quando oggi non ne hanno per niente, per ragioni ideologiche, mi sembra moralmente sbagliato".

Benedict Evans, socio della Andreessen Horowitz, la società di venture capital di Andreessen nota anche con la sigla A16z, ha aggiunto a sua volta con sarcasmo: "E' proprio terribile offrire a persone senza soldi una cosa gratuita".

L'investitore indiano Vikram Chachra ha replicato ai due imprenditori della Silicon Valley dichiarando che i loro commenti suonano come "una giustificazione del colonialismo su Internet"; Andreessen ha risposto: "L'anti-colonialismo è stato economicamente catastrofico per gli indiani per decenni. Perché smettere adesso?".

Da quel momento i commenti su Twitter si sono moltiplicati, avendo molti utenti interpretato le dichiarazioni di Andreessen e Evans come una difesa di alcuni aspetti del colonialismo e di atteggiamenti "paternalistici" della Silicon Valley verso l'India. "Un venture capitalist della Silicon Valley ha oltrepassato il limite invocando il ritorno del colonialismo per l'India", "Facebook si considera la nuova compagnia delle Indie orientali che viene a salvarci", hanno twittato gli osservatori indiani. "Cercate su Google i tassi di crescita indiani", ha replicato Evans.

Ma di fronte a tante repliche indignate, Andreessen ha dovuto fare marcia indietro e chiudere la discussione dicendo di essere "contrario al colonialismo, in qualunque Paese", garantendo che si asterrà d'ora in poi da commenti sulla politica o l'economia indiana, e scusandosi infine "per ogni eventuale offesa arrecata dal mio tweet sulla storia e la politica dell'India. Ammiro enormemente l'India e la sua gente".

Facebook si è affrettata a prendere le distanze dal suo board member, dichiarando tramite un portavoce al sito Business Insider: "Respingiamo decisamente le opinioni espresse da Marc Andreessen sull'India".

©RIPRODUZIONE RISERVATA 11 Febbraio 2016

TAG: Facebook, Marc Andreessen, Trai, Free Basics, Internet, net neutrality, Benedict Evans, Andreessen Horowitz, A16z, Vikram Chachra, Google, Twitter, Business Insider

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