Trabucchi (Vodafone): "Lavoro agile driver di innovazione"

L'INTERVISTA

La responsabile delle soluzioni per le aziende della compagnia: "Coinvolti 3500 dipendenti. Obbligatori corsi di formazione su salute e sicurezza per tutelare lavoratori e azienda"

di Federica Meta

Vodafone è l’esperienza aziendale di smart working che, ad oggi, coinvolge il maggior numero di dipendenti in Italia: 3.500 persone che possono scegliere con maggiore autonomia spazi e strumenti di lavoro. A raccontare a CorCom il senso del progetto Sara Trabucchi, responsabile delle soluzioni per le aziende di Vodafone Italia.

Come si è sviluppato lo smart working di Vodafone Italia?

Da settembre 2015, la possibilità di lavorare in modalità smart working è stata estesa a 4 giorni al mese, al massimo 1 giorno la settimana non cumulabili. Non ci sono particolari vincoli alla scelta del giorno: è sufficiente avvisare il proprio responsabile d’area.

Quando è partito il lavoro agile?

Nel 2012 Vodafone Italia ha dato la possibilità al personale di vendita e di supporto della unit Enterprise, che storicamente viaggia molto, di operare in smart working. Nel 2014 il progetto si è strutturato, coinvolgendo anche altre professionalità: parliamo di 2300 persone che potevano scegliere di lavorare fuori per due giorni al mese.

Quale dotazione tecnologica mette a disposizione l’azienda?

Vodafone mette a disposizione laptop, per la videocomuncazione e la condivisione di documenti, e smarthphone insieme a una chiavetta Internet per i collegamenti. Per gli addetti alle attività di prevedita è prevista anche la dotazione di un tablet e di una linea Adsl in casa nonché una suite di applicativi per gestire l’order entry e fare verifiche tecniche. Tutti i lavoratori vengono, dunque, messi nelle condizioni di operare da remoto nella maniera più efficiente possibile.

Per diventare smart workers serve una preparazione  particolare?

È obbligatorio aver frequentato il corso di formazione sulla salute e sicurezza sul lavoro, firmando il proprio impegno al rispetto delle norme vigenti. In questo modo viene garantita da un lato la tutela del lavoratore dall’altra il rispetto della privacy delle informazioni aziendali. E, ovviamente, bisogna aver ricevuto la preventiva approvazione da parte del manager di riferimento.

Secondo un Vostro recente studio - "Flexible Work: Friend or Foe? – quasi il 40% degli italiani non sceglie il lavoro agile perché non lo ritiene in linea con il loro ruolo. Voi che tipo di difficoltà avete riscontrato nel percorso di adesione del personale?

Chiaramente gli ostacoli sono stati di natura culturale. Ma il fatto che Vodafone Italia abbia scelto un approccio graduale, che prima ha coinvolto il personale già flessibile per definizione e poi gli altri, ha facilitato le cose. Il resto lo ha fatto il passaparola.

Può fare un “ritratto” dello smart workers?

Contrariamente a quanto si pensa il lavoro agile non è scelto più dalle donne rispetto agli uomini. In Vodafone Italia lo utilizzano in maniera partitaria, con una leggerissima propensione negli uomini. Questo significa che lo smart working sta superando la caratterizzazione di strumento esclusivo di conciliazione - usato quindi di più dalle donne e mamme - per diventare leva di un  nuovo modo di lavorare, in un’ottica di flessibilità, collaborazione e fiducia. E anche per quanto riguarda l’età non ci sono distinzioni particolari: sono coinvolti in larga parte anche lavoratori della fascia 36-50 anni e non solo i Millennials.

Tra le virtù dello smart working si cita l’aumento della produttività. Voi lo avete riscontrato?

Non ancora  dal punto di vista numerico. Quello che abbiamo già potuto evidenziare è un aumento della respnsabilizzazione da parte del lavoratore e della fiducia da parte dei responsabili. E anche dell’engagement e, quindi, della motivazione, "basi" del lavorare bene.

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA 09 Marzo 2016

TAG: vodafone, trabucchi, smart working, azienda

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