Gli ingegneri Apple pronti a licenziarsi pur di non "craccare" l'iPhone

IL BRACCIO DI FERRO

Se il tribunale ordinerà lo sblocco tramite software dedicato "GovtOs", i dipendenti della Mela potrebbero rifiutarsi lasciando il lavoro

di Patrizia Licata

Licenziarsi piuttosto che violare la fedeltà al codice di Apple. Potrebbe essere questa la reazione degli ingegneri del software della Mela di fronte a un'eventuale ingiunzione del tribunale che sta decidendo sulla possibilità degli agenti federali americani di violare la sicurezza del cellulare dell'autore della strage di San Bernardino: se infatti Apple perderà la sua battaglia legale con l'Fbi, e le verrà ordinato di sbloccare l'iPhone del killer, i suoi dipendenti incaricati di sviluppare il software che spezza le feature di sicurezza potrebbero decidere di lasciare il lavoro piuttosto che ubbidire al tribunale.

E' il New York Times a ventilare l'ipotesi di una dimissione degli ingegneri di Apple, fedeli alla qualità e all'indipendenza del loro prodotto e contrari a realizzare il cosiddetto "GovtOs", la versione di iOs a uso e consumo del governo e delle indagini dell'Fbi.

Apple ha già spiegato alla corte che esamina il caso che per crere il "GovtOs" occorrono da due a quattro settimane di lavoro per sei-dieci ingegneri dedicati a tempo pieno. Se vi sono defezioni, ovviamente, i tempi si allungano: in teoria, la creazione del "GovtOs" potrebbe diventare infinita come la tela di Penelope; l'Fbi a quel punto potrebbe chiedere il "sequestro" del codice sorgente di Apple, il che solleverebbe problemi legali ancora più grandi.

Apple ha fin dall'inizio di questa vicenda sostenuto che creare una porta d'accesso a iOs per il governo sarebbe come aprire un vaso di Pandora, rendendo vulnerabile l'iPhone agli attacchi esterni e scatenando richieste simili da altri governi, creando un precedente che l'azienda ritiene pericoloso. Per Apple, inoltre, codificare una versione di iOs che ne spezza le barriere di sicurezza è contro gli stessi principi e valori fondanti dell'azienda. Non è escluso che i suoi dipendenti abbraccino fedelmente questa logica e siano disposti a dimettersi piuttosto che violarla. Per usare le parole di Marc Rotenberg, executive director dell'Electronic Privacy Information Center, chiedere "una cosa del genere a un ingegnere informatico sarebbe come chiedere a un medico di somministrare un veleno".

Il caso deve comunque ancora concludersi al tribunale distrettuale, dopodiché non mancheranno gli appelli, forse anche un intervento della Corte Suprema. Non è escluso che il Congresso prenda il controllo della situazione e decida come Apple e l'Fbi devono proseguire.

©RIPRODUZIONE RISERVATA 18 Marzo 2016

TAG: Apple, sicurezza, iPhone, Fbi, New York Times, GovtOs, iOs, Marc Rotenberg, Electronic Privacy Information Center

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