Se l'iPhone "sniffa" le armi chimiche

TRIPWIRE

La Nasa e il Pentagono Defense Threat Reduction Agency avviano un progetto di sviluppo di un palmare in grado di rilevare le sostanze pericolose

di Piero La Porta
Se ci capiterà di vedere un tizio molto concentrato sul suo iPhone, non è detto che stia inviando teneri Sms oppure che stia giocando. È possibile che stia sniffando l’aria intorno per individuare sostanze pericolose. La nuova frontiera della sicurezza prevede reti di sensori per rilevare minacce chimiche, biologiche e nucleari. La Nasa e il Pentagono Defense Threat Reduction Agency (Dtra) sono capofila di questa ricerca che ha come obiettivo di dotare gli operatori di un unico palmare per rilevare le sostanze pericolose. Ciò deve avvenire senza costi esorbitanti e con un grado di affidabilità elevato, perché un falso allarme può essere altrettanto pericoloso di uno vero.

Lo scoglio da superare è la miniaturizzazione. La capacità di “sniffare” più sostanze chimiche esigerebbe la disponibilità di un materiale sensibile per ogni molecola da individuare. Le nanotecnologie al carbonio sembrano offrire buone possibilità di riuscita. La Nasa li chiama Chem-Bio-Rad nano sensori. Finora sono riusciti a installare 256 nano sensori su un chip di un centimetro quadrato. La quantità dei sensori deve essere ridondante, come richiede l’imprevedibilità della minaccia. I risultati sono stati ottenuti con i nano tubi al carbonio. La Nasa aveva sviluppato da tempo questi studi, tenendo conto della miniaturizzazione e del risparmio di energia. Il punto di arrivo finale sarà un nanosensor Cell Phone, integrato in una rete di rilevamento. Il modulo sensore è leggero, richiede circa 40 milliwatt di potenza e, secondo le prime notizie, non impone modifiche all’iPhone. La Nasa ha sviluppato l’applicazione per l’iPhone che trasmette i dati attraverso la rete 3G o Wi-Fi.

29 Marzo 2010