Pagamenti "innovativi", nasce l'osservatorio ad hoc

PROGETTI

Da Sia-Ssb, Capgemini e CeTif un'iniziativa per studiare le prospettive di business legate ai servizi erogati da istituti non bancari, incluse le Tlc

di Federica Meta
Un osservatorio di ricerca dedicato agli istituti di pagamento non bancari. È quello realizzato da Sia-Ssb in collaborazione con Capgemini e CeTif, università Cattolica, con l’obiettivo di fornire supporto alle nuove Payment Institutions (introdotte dalla Direttiva Europea sui Servizi di Pagamento -Payment Services Directive – Psd, entrata in vigore in Italia il 1° marzo scorso) attraverso l’analisi di mercato del mondo dei pagamenti, dei requisiti necessari, di business, di vigilanza, organizzativi e informatici, e la proposta tecnologica di possibili soluzioni applicative che consentano agli Istituti di Pagamento di operare all’interno del nuovo contesto di riferimento.

Tra i principali progetti che verranno lanciati c’è l’imminente avvio di una survey focalizzata sulle Payment Institutions e volta ad analizzare i driver della domanda e dell’offerta, i potenziali servizi, la tipologia di clientela da indirizzare, le motivazioni e le aspettative dei fruitori finali. I dati qualitativi e quantitativi della ricerca permetteranno di tracciare una mappa del nuovo mercato, oltre ad una parentesi sullo scenario europeo, in particolare sui paesi già attivi.

“Le Payment Institutions sono l’inizio di una nuova ere. E’ dalla fine degli anni Ottanta che si stava pensando di aprire il mercato dei servizi di pagamento ai soggetti non bancari - spiega Carlo Tresoldi, presidente di Sia-Ssb -. Grazie alla disponibilità di tecnologie avanzate, oggi questi nuovi player possono finalmente affacciarsi su questo mercato. Ci si è anche interrogati a lungo, in particolare, sulla questione della vigilanza di questi possibili prestatori di servizi di pagamento appartenenti a settori non bancari, storicamente non sottoposti ai controlli dell’autorità monetaria tipici del sistema bancario. Il dibattito a livello istituzionale è andato avanti per molti anni ed ha finalmente avuto un’accelerazione nel 2000, con l’avvio delle attività che hanno reso possibile la nascita delle Payment Institutions. Oggi è fondamentale capire come la questione relativa alle esigenze di vigilanza verrà affrontata in ambito europeo, poiché per raggiungere l’obiettivo Sepa, creando quindi un’area unica dei pagamenti in euro, si deve necessariamente poter contare su condizioni armonizzate in tutti i Paesi dell’Unione Europea”.

Grazie alla Psd, le imprese che erogano servizi di pagamento hanno infatti l’opportunità di ampliare il loro portafoglio (come ad esempio la domiciliazione delle bollette, l’accredito dello stipendio, i finanziamenti a breve), gestire direttamente incassi e pagamenti all’interno di una community (ad esempio i fornitori e clienti di una Gdo, telco) in ambito domestico ed europeo, gestire rimesse di denaro verso l’estero, nonché emettere carte di pagamento e convenzionare gli esercenti.

“Si delineano interessanti prospettive per operatori non specializzati, come i retailers, che potrebbero utilizzare la propria rete distributiva a costi marginali – afferma Sergio Magnante, Financial Services Leader di Capgemini Italia – tutto ciò allo scopo di intercettare una parte di clientela oggi “poco bancarizzata”, incidendo sulla riduzione del ricorso al contante. Così come per soggetti “grandi pagatori e/o grandi fatturatori”, che internalizzando e gestendo in autonomia i pagamenti potrebbero ottenere benefici in termini di costi e di flessibilità del servizio reso.

In Italia, in base alle elaborazioni di Capgemini su dati del Bollettino Statistico di Banca d’Italia e Bce 2008, il business dei pagamenti presenta dimensioni significative con ricavi che si attestano tra i 5 ed i 7 miliardi di euro, inclusi i giorni valuta.
Il numero dei conti è pari a 44,3 milioni su 58,5 milioni di abitanti. Supera invece i 3.8 miliardi il numero delle transazioni che riguardano i bonifici (28%), incassi (14%), carte (37%) ed altre operazioni (21%).

“In Europa, i primi ad essere diventati Istituti di Pagamento sono stati i fornitori di servizi Ict, i processor, gli acquirer di carte di credito e debito ed i money transfer operator - precisa magnate -. Attualmente se ne contano complessivamente una settantina circa distribuiti tra Uk, dove sono quasi 60, cinque in Irlanda, uno ciascuno tra Danimarca e Lussemburgo”.

Per consentire ai nuovi soggetti (Gdo, aziende Ict, multiutility) di sfruttare quanto più possibile le opportunità legate ai nuovi servizi di pagamento ripensando i propri modelli di business, il Sia-Ssb ha progettato e realizzato specificamente un’innovativa infrastruttura tecnologica, denominata “Payment Institutions Easy Box”. La piattaforma è costituita da un sistema completo e integrato, basato su un approccio modulare che include tutti i servizi di pagamento previsti per le Payment Institutions, le funzioni di compliance e di vigilanza ed ulteriori attività accessorie.

La nuova soluzione erogata agli Istituti di Pagamento come “Software as a Service” (in modalità di servizio) comprende application management, facility management, back office, consulenza e si articola in tre diverse modalità, in coerenza con il percorso strategico che ogni Payment Institutions intende intraprendere.

Grazie alla piattaforma le organizzazioni potranno avvalersi di un unico gateway per l’accesso alle reti e ai circuiti a livello domestico e cross-border e di una serie di ulteriori servizi a valore aggiunto quali connettività, accesso multicanale e monitoraggio delle transazioni real time.

15 Aprile 2010