Il mercato Internet si fa in cinque

FUTURE PROOF

Secondo AT Kearney il giro d'affari è di 3.463 miliardi di dollari. Interfacce utente, connettività, tecnologie abilitanti, servizi online e diritti sui contenuti gli ingredienti della torta

di Maurizio Decina, Emeritus Professor, Politecnico di Milano

Nel 2010 AT Kearney pubblicò un rapporto, commissionato da Vodafone e intitolato “Internet Value Chain and Economics”, ove veniva stimato con riferimento all’anno 2008 il valore del mercato globale di Internet e ne venivano discussi gli aspetti economici e competitivi. Lo scorso maggio AT Kearney ha emesso un nuovo rapporto commissionato dal Gsma in cui si discutono le evoluzioni della catena del valore di Internet nell’anno 2015 e le sue proiezioni al 2020.

Come indicato nella figura, il mercato Internet 2015 vale 3.463 miliardi di US $ ed è classificato in cinque settori:

• interfacce d’utente, user interface: dispositivi terminali, sistemi operativi, software e applicazioni;

• connettività, connectivity: reti di accesso fisse e mobili, reti satellitarie;

• servizi e tecnologie abilitanti, enabling technology and services: web hosting, content delivery, reti di transito, e reti “core”, fatturazione e pagamenti, pubblicità e M2M;

• servizi online, online services: comunicazioni, contenuti generali, motori di ricerca, intrattenimento e giochi, transazioni ed e-commerce;

• diritti sui contenuti, content rights: posseduti dai media e generati dagli utenti.

 

Mercato Internet 2015, secondo AT Kearney/Gsma, 2016

La ripartizione dei ricavi 2015 è la seguente: contenuti 2%, servizi online 47%; servizi e tecnologie abilitanti 11%, connettività 17%, interfacce d’utente 23%. Nel 2008 i ricavi rettificati sono di 1.239 miliardi, con un Cagr (Compound Annual Growth Rate) del 16% fino al 2015, mentre nel 2020 si stimano 5.849 miliardi di US $, con un Cagr 2015-2020 pari all’11%.

Per quanto riguarda i servizi online, il fatturato cresce percentualmente dal 41% del 2008 fino al 52% del 2020, mentre la connettività passa dal 18% del 2008 e diminuisce fino al 14% del 2020, a conferma del brillante futuro degli operatori Over the Top e delle difficoltà delle telecomunicazioni. Il rapporto mostra che il fatturato della connettività è cresciuto da 226 miliardi di US $ nel 2008 fino a 577 miliardi nel 2015, con un Cagr pari al 14%, mentre il Cagr dei servizi online è più elevato, pari al 18%. Inoltre, nel periodo 2015-2020 il Cagr della connettività cala al 7%, mentre quello dei servizi online si mantiene sul 13%, un tasso di crescita circa doppio.

La domanda per i servizi online è quindi ancora in forte crescita e il rapporto indica tre potenti fattori di crescita. Il primo fattore è la crescita degli accessi a Internet via rete fissa e mobile a velocità sempre più elevata: la penetrazione di Internet è aumentata del 48% tra il 2010 e il 2015, con una stima di circa 3,2 miliardi di persone online a fine 2015. Il secondo fattore di crescita è il costo decrescente degli smartphone che rende più conveniente l’accesso online. Infine, la gente usa Internet per un maggior numero di attività diverse e per periodi più lunghi durante la giornata: nel caso di servizi che possono essere operati da fisso o in mobilità, una più grande porzione delle transazioni avviene in mobilità.

Per quanto riguarda gli aspetti di profittabilità dei vari servizi/prodotti di Internet, il rapporto si sofferma sull’analisi del Roce (Return on Capital Employed) relativo ai vari settori di mercato. Soltanto il gioco d’azzardo, i giochi e gli indossabili (gambling, gaming, wearable) presentano un Roce maggiore di 20, mentre tutti gli altri servizi/prodotti mostrano un Roce compreso tra 5 e 20%.

I servizi di ricerca (search), gli App Store, i sistemi operativi, l’e-travel, pc, smartphone e tablet  hanno valori di Roce compresi tra il 15 e il 20%, mentre i servizi online di retail, la connettività, il web hosting e la pubblicità hanno valori di Roce compresi tra il 5 e il 10%. Il Roce più basso lo presentano i servizi di content delivery, incluse le reti di transito e core: il Roce è dell’ordine del 5%, visti gli ingenti investimenti in data center e server.

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA 16 Dicembre 2016

TAG: AT Kearney, rapporto, App Store, sistemi operativi, software, applicazioni

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