Operazione "Byte": maxi frode a Roma. 400 milioni evasi

OPERAZIONE "BYTE"

Sequestrati beni immobili per 30 milioni ad una società attiva nel settore dell'informatica

di Federica Meta
Una società all’ingrosso di prodotti per l’informatica, operante nella Capitale, che ha frodato il fisco per oltre 400 milioni euro è stata scoperta dai Finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma, nell’ambito di una complessa indagine, denominata operazione "Byte". Il responsabile dell'imponente evasione fiscale è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Roma che ha disposto il sequestro di diciannove immobili (tra cui abitazioni, capannoni e terreni) direttamente riconducibili all'autore della frode, per un valore complessivo che supera i 30 milioni di euro.

Le accuse mosse alla società vanno dall'utilizzo di fatture false, all'omessa presentazione della dichiarazione dei redditi, per finire all'occultazione/distruzione della documentazione contabile.

Il meccanismo di frode si basava su acquisti non imponibili, effettuato dalla società avvalendosi - pur in assenza dei requisiti di legge - della possibilità di ricevere i beni senza l'applicazione dell'Iva, esibendo ai propri fornitori delle dichiarazioni d'intento false. Si tratta di un'agevolazione pensata per favorire le imprese che operano frequentemente all'estero che - facendo a loro volta delle cessioni non imponibili - evitano di dover anticipare imposte di cui si troverebbero sistematicamente a chiedere il rimborso. Del beneficio fruito dalla società verificata, tuttavia, non c'è traccia alcuna nelle dichiarazioni fiscali poi presentate - da qui, l'evasione sostanziale - perché l'infedele qualificazione degli acquisti (da non imponibili ad imponibili) ha determinato l'esposizione di un credito di imposta non spettante.

21 Aprile 2010