Farmaci: furto di dati e identità negli acquisti online

AIFA

Mettere un freno alla vendita illegale e tutelare gli utenti: questi i due obiettivi portati avanti dall'Aifa che propone l'uso di un bollino blu per certificare i siti autorizzati

di Marino Petrelli
Circa la metà dei siti internet che vendono farmaci a prezzi stracciati, il più delle volte senza bisogno di ricetta medica, “rappresenta in realtà una vera e propria esca dei pirati informatici, che mirano a infettare i computer degli utenti, a sottrarre identità digitali e dati o a clonare le carte di credito utilizzate per il pagamento a scopi criminali”. Lo sostiene Domenico Di Giorgio, coordinatore delle attività anti-contraffazione dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), intervenuto a Roma a un incontro organizzato dall’Ufficio brevetti e marchi del ministero dello Sviluppo economico in occasione della Giornata mondiale per la proprietà intellettuale.

“L’Italia, al contrario della maggior parte dei paesi anche in Europa, è poco coinvolta dal problema del traffico di medicinali falsi nei canali tradizionali in quanto il nostro sistema di controlli e tracciatura del farmaco non permette la penetrazione di questi prodotti in farmacia - – dice Di Giorgio -. Resta però una piccola percentuale di persone che si rivolge al web per acquistare soprattutto medicinali contro la disfunzione erettile, anabolizzanti o anoressizzanti. L’Aifa ha dunque avviato uno studio che verrà presentato a breve, per caratterizzare questi siti e approfondire la conoscenza del problema, anche con la collaborazione di altri paesi”.

Digitando su Google parole chiave mirate alla ricerca di “farmacie virtuali” circa la metà dei siti che appaiono nella schermata è in realtà “una trappola informatica per internauti sprovveduti, che rischiano l’infezione con virus, fishing, la penetrazione degli hacker nei loro computer. In generale, sono siti che cambiano spesso indirizzo, oppure i criminali reclutano persone che mettano a disposizione il proprio spazio web a questi scopi”, aggiunge Di Giorgio.

Ed è molto difficile risalire ai responsabili di questo tipo di reato: da un recente studio su un sito sospetto, si è scoperto che esso era registrato nel Regno Unito. Il server però era americano, le spedizioni provenivano dalla Germania, le transazioni avvenivano nell’Europa dell’Est, i prodotti indiani, mentre la società era svizzera. “Il traffico dei farmaci sta diventando più redditizio di quello della droga, ma l’Italia sta prendendo provvedimenti in questo senso, inasprendo le pene per chi compie questo genere di reato, rendendolo così meno appetibile – sostiene Gianluca Scarponi, dirigente della divisione politiche per la lotta alla contraffazione del ministero dello Sviluppo economico - . Si tratta di un reato antico, assimilabile a un furto: non si sottrae denaro, ma idee che generano denaro”.

“Nel nostro paese, ogni passaggio della vita di un farmaco è oggetto di ispezioni, controlli e verifiche approfondite. Sui canali ufficiali, dunque, non circolano medicinali contraffatti. Ma la criticità rimane il web, unico settore ancora fuori controllo”. Ad affermarlo è Sergio Daniotti, vicepresidente di Farmindustria. Che aggiunge come “in Italia ci sono tre punti chiave che proteggono dalla contraffazione dei farmaci e cio il rapporto di fiducia che c’è fra i cittadini e il farmacista; il fatto che il Servizio sanitario nazionale rimborsi la maggior parte dei medicinali per le principali patologie e la presenza di un bollino ottico sulle confezioni, potentissimo strumento per la tracciatura dei farmaci”. Ma esiste ancora una piccola percentuale di consumatori che si rivolge alla rete, con tutti i rischi che ne conseguono. Per arginare il fenomeno, Farmindustria si è “alleata” con l’Agenzia italiana del farmaco, creando la task force Impact Italia, con l’Istituto superiore di sanità, con la nascita di una banca dati dei loghi delle aziende e dei logotipi dei farmaci. Un ipotesi suggerita è quella di seguire l’esempio degli Stati Uniti, che per combattere la contraffazione dei farmaci su internet hanno creato un apposito “bollino” che appare sui siti web autorizzati e una “black list” di farmacie virtuali illegali. “L’e-pharmacy non è ancora regolata in molti paesi del mondo, Italia compresa – conclude Daniotti - . Nel nostro Paese la legge afferma solamente che il farmaco va venduto in presenza di un farmacista, principio che è stato recepito anche nella recente normativa per la liberalizzazione della vendita dei medicinali da banco fuori canale. Nel resto del mondo, e anche in Europa, non viene fissato nemmeno questo elemento”.

26 Aprile 2010