I costi della sanità? Si tagliano con l'Ict

TELEMEDICINA

Cisco e Intel puntano sulla telemedicina e propongono piattaforme in grado di migliorare la qualità dei servizi sanitari e al contempo di ridurre le spese delle strutture ospedaliere

di Gian Carlo Lanzetti
In Italia, e non solo, la telemedicina è ancora in fase embrionale. Ma ciò non ha impedito a Cisco di pensare a una strategia di diversificazione e di ampliamento del suo raggio di azione, giocata appunto su applicazioni di telemedicina. La società dispone di un bacino di potenziali clienti già raggiunti con altri prodotti: è su di loro che fa affidamento per sfondare un muro che si presenta comunque assai cementato.

Non è neanche una questione di cultura: la territorialità della gestione sanitaria in questo caso favorisce quegli amministratori che hanno visibilità di medio-lungo termine e sono convinti che un po’ di innovazione alla lunga porterebbe anche a dei risparmi, oltre ad un miglioramento nella qualità delle prestazioni erogate. Evidentemente è su di loro che Cisco conta per far passare la proposta di HealthPresence, la piattaforma tecnologica che permette ai pazienti di essere in contatto con i medici e personale paramedico per consulti sanitari a distanza, che sarà disponibile sul mercato dall’autunno prossimo.

Quello italiano è considerato un mercato interessante nonostante le ingessature di bilancio. Le ragioni le ha spiegate David Bevilacqua, amministratore delegato Cisco Italia e Vp Cisco Europe. “I motivi sono sostanzialmente tre. Il primo è l’invecchiamento della popolazione che, a causa anche di una bassa natalità, da noi sta procedendo molto rapidamente, all’incirca come in Giappone. E più si invecchia più aumenta la richiesta di servizi sanitari, quindi i costi e pertanto la necessità del loro contenimento. Il secondo motivo è strettamente legato ai costi: di questo passo nel 2025 la spesa sanitaria equivarrà al 16% del Pil, con una crescita di ben sette punti rispetto alla situazione attuale. Una ipotesi che nessun governo potrà avvalorare. Il terzo motivo è che la percezione della qualità dei servizi sanitari italiani è giudicata mediamente inferiore del 2% a quella europea. L’insieme di questi elementi ci induce a pensare che gli investimenti Ict nella sanità in futuro dovranno crescere, perché ottimizzazioni e contenimento dei costi potranno arrivare solo da un impiego diffuso oltre che efficiente delle tecnologie. La nostra proposta HealthPresence va in questa direzione”.


Bisogna sgomberare subito il campo dai facili entusiasmi. Anche se in quei Paesi (Stati Uniti, Scozia e Francia) dove è stata testata sul campo ha raccolto il plauso di pazienti e medici, il suo eventuale deployment richiederà del tempo. Anche se si troveranno quattrini e amministratori lungimiranti, per una operatività ottimale è richiesta come abilitante una banda garantita di 6 Mb simmetrici (5 per la trasmissione video e 1 per la parte applicativa), che al momento in Italia sono disponibili a macchia di leopardo. Certo HealthPresence funziona anche a velocità inferiori ma a discapito della qualità.

Non è un caso quindi che la prima dimostrazione in campo Cisco la faccia in casa: tramite un accordo con un ospedale, di cui non si consoce il nome, sottoporrà i suoi dipendenti a esami cardio-toracici e del melanoma, ovviamente senza muoversi dal posto di lavoro. “Entro ottobre – ha precisato Stefano Venturi, vice president, public sector Eurpean markets di Cisco– il prototipo si arricchirà di altri strumenti elettromedicali e di nuove applicazioni, grazie anche al contributo di partner del nuovo ecosistema che si va formando attorno a questa nuova area. Sono convinto che, nonostante i freni prima ricordati, ci potranno essere dei ritardi nella adozione di questi sistemi ma quello che noi stiamo disegnando con HealthPresence è un trend dal quale non si potrà prescindere. Le logiche del passato, se non modificate, rischiano di collassate il sistema sanitario. Video e larga banda saranno la nuova frontiera dei servizi sanitari”.

Anche Intel scommette sull'e-helath: nel corso del World Congress on Information Technology, l'azienda ha annunciato di voler ampliare la disponibilità di Intel Health Guide in Europa tramite la collaborazione con partner strategici in Francia, Germania, Spagna e Paesi Bassi per introdurre sul mercato versioni localizzate del dispositivo nel prossimo anno.

"Le malattie croniche possono incidere fino al 70% della spesa sanitaria totale in Europa, soprattutto nei casi in cui vengono gestite in modo inefficiente. Con l’innalzarsi dell'età media della popolazione europea, il numero di persone affette da condizioni croniche è destinato a crescere notevolmente nei prossimi anni", ha commentato Doug Busch, Vice President e Chief Technical Officer del Digital Health Group di Intel. "Questo annuncio rappresenta un importante passo avanti nella ricerca di nuovi modelli di assistenza. Dimostra l'impegno del settore nello sviluppo del mercato dell'assistenza sanitaria personale a livello globale, nell'ottica di sfruttare la tecnologia per migliorare la qualità della vita degli anziani e dei pazienti affetti da patologie croniche".

L'obiettivo di risolvere i problemi legati all'invecchiamento della popolazione è condiviso dalla Commissione Europea, che ha di recente adottato il Piano di azione europeo "Invecchiare bene nella società dell'informazione", in cui si evidenzia il ruolo chiave dell’ICT (Information and Communication Technologies) per offrire agli anziani una qualità della vita migliore e ridurre i costi della sanità e dell'assistenza sanitaria. Tra oggi e il 2013 l'Unione Europea e gli stati membri investiranno oltre 1 miliardo di euro in ricerca e innovazione per queste tecnologie.

26 Maggio 2010