Palmisano (Ibm): "Nelle crisi non bisogna stare fermi"

STRATEGIE

"Restiamo ottimisti", dice il ceo che ha rivoluzionato il colosso dell'informatica. La scommessa è sugli investimenti nei mercati emergenti e sulle acquisizioni strategiche in software e servizi

di Patrizia Licata
L’euro nella bufera, Borse in altalena, investitori preoccupati per una nuova recessione? Niente di tutto questo fa vacillare l’ottimismo di uno dei marchi dell’alta tecnologia più importanti al mondo, secondo Il CorrierEconomia: l’Ibm ha lanciato nei giorni scorsi segnali “rialzisti” con l’acquisto da 1,4 miliardi di dollari in contanti della società di software Sterling e ha ribadito l’obiettivo di raddoppiare i propri profitti entro il 2015.

“Lo sviluppo non è lineare, è un processo costellato di interruzioni”, afferma il Ceo del gruppo Sam Palmisano. “Ma noi restiamo piuttosto ottimisti perché quando crescono le classi medie in Paesi come la Cina o l’India, aumenta la domanda di servizi bancari per i loro risparmi e di infrastrutture per il loro stile di vita più affluente: sono loro a trainare lo sviluppo globale”.

Una tendenza inarrestabile, secondo Palmisano: per questo Nord America e Europa non possono “stare seduti o difendersi con misure protezionistiche. E’ tempo invece di partecipare, impegnarsi in questo trend”. Proprio sui Paesi emergenti il numero uno di Big Blue punta per raggiungere i suoi ambiziosi obiettivi nei prossimi cinque anni: la quota di fatturato proveniente dai nuovi mercati deve aumentare dal 19% al 25% e non attraverso la vendita di prodotti poco cari "da Terzo Mondo" ma grazie all’offerta degli stessi servizi ad alto valore aggiunto che stanno diventando il core business di Ibm.

Tra questi, ci sono i prodotti per rendere le città “intelligenti”: sensori che si applicano alla rete stradale o elettrica, per esempio, o sistemi di analisi e valutazione delle performance di servizi pubblici come le scuole o la polizia. “Oggi i nuovi strumenti di analisi dei dati offrono incredibili opportunità per affrontare e risolvere importanti problemi presenti da tanto tempo nelle città, come il traffico e la criminalità”, sottolinea Palmisano. “In Cina vedo molto entusiasmo e grande disponibilità a investire soldi in queste iniziative”.

L’altra leva per aumentare i profitti di Ibm viene dalle acquisizioni di società di software, scelte “con l’enfasi sulla proprietà intellettuale che noi possiamo sfruttare su larga scala”, spiega Palmisano, che programma di investire in acquisizioni 20 miliardi di dollari entro il 2015, su 100 miliardi di liquidità generata nello stesso periodo, mentre 70 miliardi saranno restituiti agli azionisti con dividendi e riacquisto di azioni proprie.

E’ la continuazione della strategia avviata dal Ceo da quando è alla guida di Ibm: dal 2002 ha speso 25 miliardi comprando un centinaio di società, tutte nei nuovi servizi business più redditizi e nel software, mentre ha venduto le attività in settori diventati commodities, cioè dove la competizione si gioca abbassando i prezzi. Ne sono esempio l’acquisto della consulenza da PricewaterhouseCoopers nel luglio 2002 e la vendita dei personal computer alla cinese Lenovo nel dicembre 2004.

Ora le nuove frontiere sono il business analytics e il cloud computing – e il mercato dà ragione a Big Blue: le quotazioni Ibm sono cresciute del 15% negli ultimi dieci anni mentre l’indice della Borsa americana S&P500 è calato del 20%.

31 Maggio 2010