Google: "In Italia pronti ad investire in energie rinnovabili"

STRATEGIE

Il country manager Maruzzi rivela le strategie verdi della società: "Non escludiamo acquisizioni di player di settore". Intanto il governo turco contesta a BigG l'evasione di 15 milioni di euro per Youtube. L'azienda replica: "Rispettiamo le leggi fiscali"

di Marino Petrelli e Federica Meta
Google punta a conquistare il mercato delle energie rinnovabili. Anche in Italia. Ad annunciare la strategia verde del motore di ricerca il Country manager della filiale italiana, Stefano Maruzzi che non esclude future partnership e addirittura acquisizioni. "Stiamo scandagliando la situazione a livello globale e stiamo facendo diversi investimenti per le energie rinnovabili - annuncia Maruzzi -. Potrebbe succedere che Google scelga l'Italia per investimenti di questa natura. C'è tanto sole qui e il Paese si presta alla realizzazione di iniziative sul fronte delle energie rinnovabili". Nessun obiettivo preciso ancora, ma la caccia ai player è aperta.

La svolta verde di Google si lega alla '"fame" di energia elettrica della società che possiede molti data center e deve, quindi, sopportare costi energetici altissimi. Per fare fronte a ciò, lo scorso marzo, BigG ha deciso di lastricare il campus di MountainView, in California, di pannelli fotovoltaici per sfruttare l'energia solare e ha inziato ad indirizzare diversi investimenti sulla ricerca e su partnership con start-up innovative tramite  la  costola filantropica dell'azienda, Google.org. In Nord Dakota, invece, il motore di ricerca ha investito 38,8 milioni di dollari  per la costruzione di due parchi eolici, sviluppati da NextEra Energy Resources, che in totale producono 169,5 megawatt di potenza. "Abbastanza per alimentare più di 55 mila case", precisano da Mountain View.

Dall'altro capo del mondo, però, l'azienda sta facendo i conti con il governo turco. Il ministro delle Comunicazioni Binali Yildirim ha esortato Google a registrare il proprio nome nelle liste dei contribuenti in Turchia, un passo “che potrebbe accelerare la rimozione della messa al bando decretata un paio di anni fa dalle autorità turche sul sito Youtube”, come ha detto lo stesso ministro. Che aggiunge anche che “la compagnia dovrebbe aprire un ufficio di rappresentanza in Turchia. Youtube è un contribuente in 20 paesi e noi vogliamo che faccia lo stesso anche in Turchia”. Come riferiscono oggi i giornali turchi, il ministero delle Finanze turco ha presentato a Google una richiesta di pagamento di 30 milioni di lire turche (15 milioni di euro) di tasse arretrate. Youtube è stato messo al bando nel 2008 dopo che un tribunale ha deciso che alcuni filmati (posti sul sito da utenti greci) erano offensivi per Mustafa Kemal Ataturk, il fondatore della Turchia moderna.

La risposta della società non si è fatta attendere. "Google rispetta le leggi fiscali in tutti i paesi in cui opera - ha fatto sapere un portavoce -.  In Turchia riportiamo profitti che sono appropriati rispetto alle attività della nostra sede locale".

 

09 Giugno 2010