"Tagliare i costi aiuta? Trasformarli è meglio"

SALERA (ACCENTURE)

Salera (Accenture): i tagli portano benefici se c'è una strategia

di Patrizia Licata
Arpu che si riduce, investimenti nelle nuove reti, concorrenza su mercati globalizzati: per le aziende di tlc la soluzione per crescere non è tagliare i costi ma trasformarli. Una lezione che le aziende dei media sembrano aver già compreso, come evidenzia il sondaggio condotto da Accenture a livello globale nei settori Electronics & high tech, Telecommunication, Media & entertainment.
La ricerca evidenzia come in tutte le aziende intervistate (in Usa, Canada, Francia, Spagna, Italia, Uk e Germania) le strategie di gestione delle spese hanno tre obiettivi principali: ridurre i costi operativi, migliorare la redditività e superare la crisi economica. Ma proprio perché gestire le spese non vuol dire tagliare in modo lineare o indiscriminato, non tutte le iniziative di cost reduction sono ugualmente efficaci. Saperle gestire strategicamente è la vera sfida.

Secondo la rilevazione Accenture, tra le aziende del settore telecom, solo il 37% è riuscita a ridurre i costi di oltre il 10% negli ultimi 12 mesi, contro il il 45% di quelle dell’elettronica e hi-tech. Nei media, il 43% riferisce di aver tagliato i costi di oltre il 10% e il 29% ha superato gli obiettivi fissati per il breve termine, con risultati migliori delle aziende degli altri settori. In ogni caso, le strategie di cost management saranno seguite anche nei mesi a venire, perché hanno cambiato per sempre il modo di gestire le aziende, come dichiara l’84% delle società Media & entertainment, il 78% nell’Electronics & hi-tech e il 72% nelle Tlc.

“Nelle imprese delle Tlc, i nostri dati mostrano una riduzione delle spese Capex e Opex del 10% e la prossima ondata di tagli sarà in parte più consistente ma soprattutto differenziata: la scure cadrà sui segmenti non core, con riduzioni anche a due cifre”, sottolinea Marco Salera, partner di Accenture responsabile della practice Cost Transformation. “Se una telco vuole specializzarsi sul business della rete, taglierà le spese sul lato commerciale e mkt; al contrario, se vorrà concentrarsi sui servizi, potrà affidare la gestione della rete in tutto o in parte a terzi”.

E questo perché le aziende delle Tlc (come tutte) devono migliorare la propria capacità di investire in modo selettivo: scegliendo cioè su quale mercato operare, come posizionarsi e con quali partner. “In Italia vedo un futuro in cui le infrastrutture, che siano di un solo o di una joint venture, saranno accessibili a tutti e la competizione si giocherà su tutto ciò che servirà per erogare i servizi”, aggiunge Salera. E negli altri settori? “Per tutti, la cost transformation svolge un vero ruolo di mercato come strumento che interpreta il futuro attraverso la chiave dei costi: si taglia sui settori non strumentali, operando precise scelte”, risponde il manager.
Ma come evitare di cadere nello sterile cost cutting e migrare verso la cost transformation? “Occorre definire con chiarezza gli obiettivi strategici”, continua Salera. Certo, non è facile per le telco sapere in anticipo quali servizi avranno successo e quando. “Alcune nuove ondate tecnologiche sono ritenute inevitabili, come l’Lte - chiarisce Salera - ma il problema è come e con chi investire. Allearsi sarà d’obbligo per stare al passo con l’evoluzione tecnologica e i tempi di sviluppo sempre più rapidi”. Mercato ormai indirizzato alla convergenza: “Le tlc rappresentano una componente chiave dell’ecosistema, ma il resto è costituito da società dei media e dell’hi-tech e ogni settore tende a sconfinare nell’altro”, sottolinea Salera. Finché il futuro non si disegnerà con certezza, appare inevitabile tagliare i costi non strategici. O meglio: trasformarli.

21 Giugno 2010