Derba (Hp): "Per fare il cloud serve l'automazione dei processi IT"

DERBA (HP)

La virtualizzazione delle risorse informatiche non è sufficiente per dare vita alla "nuvola", sottolinea il country manager italiano. "Bisogna andare oltre"

di Gian Carlo Lanzetti
Quello del cloud computing è un fenomeno dalla portata rivoluzionaria nell’informatica che HP intende affrontare con un approccio pragmatico perché solo così si generano i benefici attesi dai clienti. Non basta affrontarlo con la virtualizzazione delle risorse informatiche disponibili e modificando le modalità di accesso alle applicazioni, che sono peraltro insite nel concetto stesso di virtualizzazione.

Occorre andare oltre e in particolare investire in applicazioni di automazione dei processi It. L’importante annuncio è stato dato e commentato in data odierna da Mario Derba, country manager HP Software & Solutions HP Italia e Stefan Danisovsky, Emea strategic marketing HP Software & Solutions.

La situazione attuale è quella di una accelerazione delle complessità It indotta da vari driver. I budget It però sono flat e non consentono di rincorrere adeguatamente questa accelerazione. Si cerca di conciliare le due cose ricorrendo, come detto alla virtualizzazione: da una parte si diminuiscono i costi e con il saving così ottenuto si fa innovazione. Ma non basta, osservano i due esponenti di HP: occorre migliorare i servizi di automazione e di provisionig, peraltro in conformità alle normative. La società ha investito centinaia di milioni di dollari per costruire un catalogo di prodotti in grado di assecondare tale compito, non trascurando le acquisizioni, che continueranno anche nel prossimo futuro.

Per esempio con l’automazione dei processi It – osserva Stefan Danisovsky – il 40% dei guasti viene per cosi dire reso automatico, con il risultato di ridurre il tempo di intervento da 2-3 ore a pochi secondi. Ancora, con l’automazione dei processi di service a livello desk il tasso di errori sul lavoro scende del 30%. Con gli interventi sui processi di demand il tempo di roll out di nuovi servizi scende del 30% e il Tco si abbassa di ben il 40%.

Per cogliere questi risultati HP ha proceduto nelle scorse settimane all’annuncio di numerose soluzioni tra cui Business Service Management (BSM) 9.0 che migliora le operazioni It permettendo al personale di gestire efficacemente le performance e la disponibilità delle applicazioni affinché corrispondano ai livelli di servizio concordati. HP BSM 9.0 offre il primo modello di servizio runtime del settore, che aggiorna l’intero ambiente di runtime del servizio applicativo, sia quando l’applicazione viene eseguita in un ambiente on-premise, off-premise, fisico o virtuale. Ciò garantisce all’operations staff la disponibilità di una visione accurata dei servizi IT aziendali, che riduce l’impatto sugli utenti e il tempo di risoluzione dei problemi.

BSM 9.0 introduce inoltre nuove funzionalità per la collaborazione che fanno uso di mash-up Web 2.0 per distribuire informazioni azionabili dal team giusto per il contesto più adeguato e attraverso diverse interfacce, inclusi i dispositivi mobili. Ciò consente di velocizzare il processo decisionale e la risoluzione dei problemi. La soluzione, infine, realizza l’automazione dell’intero processo di risoluzione degli eventi, riducendo drasticamente i costi di troubleshooting, il tempo medio di riparazione e promuove l’incremento della produttività. HP BSM elimina gli eventi ridondanti e automatizza il processo di risoluzione con il ricorso a strumenti di run-book automation leader di settore.

30 Giugno 2010