Santoni: "Il vero tempo reale? Solo col mobile"

IL PROTAGONISTA

Real real time: il business del futuro secondo il numero uno di Sap Italia

di Mila Fiordalisi
Real Real Time. È questa la “filosofia” alla base del business del futuro secondo Agostino Santoni, amministratore delegato di Sap Italia. Ed è proprio questa l’impronta strategica che ha convinto Sap a tirare fuori quasi sei miliardi di dollari per acquisire Sybase, azienda americana specializzata nelle applicazioni per la business intelligence in mobilità. “Attraverso i device mobili è possibile rendere fruibili le informazioni e le applicazioni aziendali in tempo davvero reale. E ciò permetterà di rivoluzionare i processi e più in generale di consentire alle aziende di riorganizzarsi sulla base delle mutevoli esigenze del mercato”.
Mobilità ma anche “sostenibilità”, osserva Santoni. “Per le aziende è sempre più importante conformarsi non soltanto a parametri di risultato economico, ma anche ambientali e sociali. È un’evoluzione che possiamo vedere già oggi, ma in futuro diventerà sempre più significativa. Non a caso Sap si è dotata di un chief sostenibility officer, una figura che sarà sempre più presente nelle aziende. Ma a differenza di altre aziende, il nostro Cso risponde direttamente al board, proprio per sottolinearne l’importanza.
Per le imprese le sfide si fanno sempre più complesse. Come faranno a riorganizzarsi?
Una risposta in tal senso sarebbe prematura. Ma quel che è già evidente con chiarezza è che le aziende saranno costrette a riorganizzarsi. Si tratta di una rivoluzione inevitabile. Chi non la accompagna, resterà indietro.
Perché ne è così sicuro?
Fra pochi anni i cosiddetti nativi digitali avranno un peso importante nei processi di business, saranno loro la struttura portante delle aziende. I giovani professionisti hanno già ora un modo completamente diverso di accedere alle informazioni e di condividerle rispetto alla generazione rpecedente. Basti pensare all’esplosione dei social network. Ed è già palpabile il gap con le “vecchie” generazioni. Presto saranno i device mobili più evoluti lo strumento più usato in azienda. Non credo che siamo molte le aziende che danno in dotazione un iPhone ai propri dipendenti, ma sono molti i dipendenti che usano il proprio iPhone come strumento aziendale. Anche la Pubblica amministrazione dovrà completamente riorganizzarsi.
In che modo?
Migliorando la gestione della macchina interna e portando le risorse più vicine al cittadino. Tutto ciò si traduce in efficienza: solo agendo sull’innovazione dei processi interni è possibile erogare servizi innovativi al cittadino. Che è poi l’obiettivo del Piano E-gov del ministro Brunetta.
Quali sono secondo lei i principali ostacoli sul cammino della PA digitale?
Il nodo sta nella formazione delle risorse umane. Servono sistemi in grado di consentire la rapida migrazione verso un modus operandi innovativo. Il mercato offre già soluzioni adeguate per la trasformazione della Pubblica amministrazione digitale. I vantaggi saranno enormi per tutti: i cittadini, lo Stato e anche le aziende dell’Ict per le quali si aprono grandi opportunità di business.
È per questo che avete creato una squadra completamente dedicata alla PA?
Per dare risposte concrete alle esigenze della Pubblica amministrazione è necessario poter contare su professionisti altamente specializzati. Abbiamo creato un team ad hoc fatto di una trentina di persone operative prevalentemente su Roma. Ma non solo: la squadra lavorerà anche a livello locale, perché non bisogna dimenticarsi che la Pubblica amministrazione si declina soprattutto nelle amministrazioni territoriali.
Non state cavalcando l’onda del cloud. Non credete nel successo della nuvola?
Ci crediamo, ma crediamo anche che il cloud non rappresenti per tutti una soluzione o la migliore soluzione. Per la gestione dei progetti “core” l’IT “tradizionale” risponde al meglio alle esigenze delle imprese. Invece, il cloud può essere utile per servizi e funzionalità “accessorie”. Su questo noi ci siamo con una serie di tool on demand, anche completamente cloud. Insomma, crediamo in una “nuvola” a diverse velocità. Ma è indubbio che il cloud è destinato a modificare la modalità di fruizione del software: assisteremo a grandi cambiamenti. Ma, ci tengo a ribadirlo, non sempre il cloud è la soluzione migliore.
Per la PA non va bene?
Dipende, anche in questo caso. Ad esempio, la gestione delle risorse umane richiede soluzioni in house e quindi più “tradizionali”, anche se, ovviamente, queste soluzioni devono essere ottimizzate per anticipare le esigenze future. Il principio ispiratore deve essere quello del “riuso”, inteso nell’aggiornamento immediato degli applicativi non appena intervengano, ad esempio, modifiche di tipo normativo. Le soluzioni Sap sono progettate proprio in questo modo: gli upgrade fanno parte del pacchetto proposto, anche in termini di costi.
Parliamo di futuro, ma ora dobbiamo fare i conti con crisi e tagli.
È vero, ma l’IT consente proprio risparmi e maggiore efficienza. Comunque, penso che il peggio sia passato. Si comincia a vedere uno spiraglio. Ciò può forse sorprendere, ma abbiamo segnali che le Pmi italiane hanno rimesso in moto gli investimenti, in particolare per aumentare i ricavi nei mercati esteri. Le grandi aziende, invece, sono ancora molto concentrate sulla riduzione dei costi e lo saranno per tutto il 2010. Ma sono ottimista sulla ripresa.
Cosa si può fare per accelerarla?
Innanzitutto, bisogna agire sull’immagine dell’Italia. All’estero il nostro Paese non è considerato del tutto trasparente e ciò pregiudica gli investimenti esteri. Bisogna avviare un “percorso di sostenibilità” che passi attraverso misure economiche, sociali ma anche ambientali. Sono molto più importanti di quanto non si pensi comunemente. Si pensi alle grandi aziende, in particolare le multinazionali, che impongono ai fornitori anche il rispetto di norme e procedure precise, come l’obbligo di adeguarsi ai nuovi paradigmi della sostenibilità. Non a caso stanno nascendo nuove figure: il Chief sustanaibility officer (Cso) o Corporate social responsability (Csr). In Sap Italia, ad esempio, Clara Covini, direttore Pmi, è anche leader della sostenibilità e risponde direttamente al board perché è una figura professionale che governa a tutto tondo il problema della sostenibilità. Noi di Sap abbiamo messo a punto una strategia ad hoc. Si tratta del Profit People Planet, in cui la sostenibilità può essere misurata in termini, appunto, di risultati ambientali ma anche sociali e finanziari. Sostenibilità economica e ambientale: il futuro è questo.

05 Luglio 2010