TRIPWIRE. L'intelligenza artificiale dei giudici

TRIPWIRE

di Piero Laporta
Monsieur, “rivista dell’uomo extra vagante”, sorprende con “La fine dei giudici” di Gabriele Rossi, esperto d’intelligenza artificiale, che annuncia: prolungamento della vita, nuove regole di convivenza e “fine alla discrezionalità dell’attuale sistema giuridico”, a condizione che la Legge, individuati i principi, li gerarchizzi. Questo obiettivo è conseguibile con la conoscenza della “matematica della mente”, traguardo a portata di mano entro il 2020. Rossi ci promette nei prossimi mesi ulteriori ragguagli. La cosa ci intriga e lo terremo d’occhio.

Nel frattempo due considerazioni. Le nanotecnologie e l’evoluzione del Gps sono vocate a gerarchizzare senza limiti geografici accesso/esclusione in funzione della gerarchia sociale. La Ztl in centro città e le sue multe salatissime sono un preludio minimale del prossimo scenario globale. Da qui ad automatizzare punizione/premio sociale come accesso/esclusione, il passo sarà breve. Il carcere sarà costituito da barriere invalicabili senza il consenso del chip. Questo tuttavia non è “giurisdizione” bensì la “pena”. La giurisdizione automatica esige un giudice artificiale perfetto, per rendere superflui gli ondivaghi giudici umani, dice Rossi. Un giudice perfetto è intelligente mentre il suo opposto è stupido?

Geni come Einstein o Leonardo Da Vinci non hanno mai commesso stupidità? Ci pare appropriato richiamare l’Autore allo studio, d’un modello attendibile di “stupidità artificiale”. La stupidità onnipresente, non meno dell’intelligenza, è ardua da riprodurre. La stupidità prova l’esistenza di Dio, affermava Napoleone, che stupido non era.

08 Luglio 2010