Riparte negli Usa la spesa IT trainata da server e cloud

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Standard and Poor's stima per il 2010 un balzo del 42% per i profitti delle imprese IT americane. Ma in Europa pesa la crisi finanziaria e il settore stenta a ripartire

di Patrizia Licata
Il settore hi-tech è in piena ripresa, perché le aziende hanno ricominciato a spendere. Almeno negli Stati Uniti, dove sono ripartiti gli acquisti di computer, la spina dorsale di Internet, necessari a soddisfare la crescenta domanda di video e servizi web-based. La necessità di raggiungere clienti e dipendenti tramite Internet spinge in particolare a comprare nuovi server, nota il Wall Street Journal, e molte aziende stanno sostituendo le vecchie macchine, ingrombranti e poco efficienti, con nuovi modelli che risparmiano energia, hanno processori più potenti e occupano meno spazio.

A confermare l'andamento positivo negli Usa, dando motivo di ottimismo agli analisti, sono alcune delle trimestrali pubblicate nei giorni scorsi. Come quella di Ibm (le vendite dei server sono cresciute del 30%) o di Intel (vendite dei processori in aumento del 42%). Va evidenziato, tuttavia, che i progressi maggiori di Intel si sono verificati negli Stati Uniti, mentre l’Europa ha accusato una flessione.

La ripresa parte perciò per ora dall’America, patria della tecnologia per eccellenza. Secondo l’agenzia Standard and Poor’s, le società appartenenti all’indice di borsa S&P 500 hanno i mezzi per finanziare la spesa in It, visto che la loro cassa si è elevata a 837 miliardi di dollari. Gli analisti non esitano a prevedere per il 2010 un boom del 42% dei profitti delle imprese dell’hitech a stelle e strisce. Quest’anno, negli Usa, nessun comparto conoscerà una crescita così forte dei risultati finanziari.

L'incremento del traffico web non è un fenomeno nuovo, prosegue il WSJ, ma l’acquisto di computer per tenere il passo con la domanda sta accelerando grazie al miglioramento delle condizioni economiche. La scorsa settimana, nella sua trimestrale Google ha riferito che le spese di capitale sono arrivate a 476 milioni di dollari (tra cui acquisto di hardware), più del triplo di un anno prima.

Ma non tutte le aziende hanno le disponibilità finanziarie di Google. Ecco dunque il successo dei progetti in outsourcing e del cloud computing che abbatte gli investimenti necessari per usufruire di una serie di servizi. Idc prevede che la spesa in questo settore, pari a 16,5 miliardi di dollari nel 2009, crescerà del 27% l’anno fino a tutto il 2014 e il numero di server utilizzati per applicazioni cloud triplicherà a 1,35 milioni nello stesso periodo. Un nuovo fattore che alimenta il boom dei server, a beneficio di grandi e piccoli fornitori.

Le zone d’ombra di questo “risanamento” sono legate alle possibili conseguenze della crisi delle finanze pubbliche in Europa e ai piani di austerità varati dai governi, conclude Italia Oggi, mentre alte aspettative sono concentrate sulla Cina e sulla sua capacità di spesa, visto il ruolo centrale ormai assunto dal colosso asiatico in vari ambiti dell’economia. Gartner, però, smorza gli entusiasmi: poiché gli investimenti del settore pubblico diminuiranno, la società di ricerche ha rivisto al ribasso di 1,4 punti nel 2010 le spese globali in tecnologie dell’informazione.

21 Luglio 2010