"La febbre del takeover contagia anche l'Italia"

LA STAGIONE DEI M&A

Mentre negli Usa parte un'ndata di mega-acquisizioni (Hp acquisisce 3Par, Intel il wireless di Infineon) anche il nostro Paese registra un trend destinato a proseguire spinto dalle aziende utenti. Di Ruscio (Netconsulting): "Si punta a occupare posizioni di leadership in compagini di offerta sempre più convergenti"

di Matteo Buffolo
Un trend positivo e destinato a continuare. È questa l’opinione di Annamaria Di Ruscio, partner e direttore generale di Netconsulting, sulla “calda estate” dell’IT statunitense. Che, seppure in misura minore, è stata calda anche in Europa, con un percorso che continuerà nei prossimi mesi, anche per venire incontro alle richieste dei clienti.

Per il mondo dell’IT statunitense è stata è un’estate fatta di shopping. Cosa c’è dietro questo fiorire di tante operazioni di M&A?
I motivi ovviamente sono molteplici: da un lato c’è un bisogno, che definirei imprescindibile, di occupare il mercato in termini di clienti, fatturato e completezza di offerta, che ha come fattori concomitanti un’elevata disponibilità di cassa e mutamenti rapidi ed evidenti delle tecnologie e della loro trasversalità. Con uno scenario del genere, è evidente che le società si guardino attorno.
Tutte le società maggiori, come Intel o come le due sfidanti Dell e Hp, si sono mosse verso società del mondo occidentale, piuttosto che espandersi in mercati con costi più bassi. Che motivi si possono individuare? C’è un trend di fondo?
Non mi pare ci sia una vera e propria linea strategica comune. Piuttosto, credo che le ragioni siano maggiormente da ricercare nelle caratteristiche del portafoglio di offerta delle società target.
Queste operazioni sono un buon segno per il mercato IT internazionale? I big si preparano ad una ripartenza?
Siamo di fronte ad un mercato che, dopo cicli di espansione, si consolida inevitabilmente. Certo, c’è una ripartenza, ma più che solamente a quella guarderei a questo consolidamento, accelerato dalla crisi economico-finanziaria che stiamo tutti vivendo e che forse, per alcuni Paesi prima di altri, avrà termine nel corso di quest’anno.
Alcune di queste operazioni, come Intel-McAfee, sono arrivate a sorpresa. Altre hanno visto le aziende muoversi in terreni non contigui da quello in cui operano abitualmente. Cercano nuovi margini rispetto a settori dove la concorrenza li sta restringendo?
Questo è indubbiamente un punto importante ma, mi sentirei di dire, complementare. Di fondo credo ci sia il bisogno di occupare posizioni di leadership all’interno di compagini di offerta oramai sempre più convergenti. Mi riferisco nello specifico alla convergenza dell’IT propriamente detto con le Tlc e più in particolare con il mondo del mobile, oltre che al bisogno di garantire un livello di sicurezza elevato e globale.
La storia dei takeover e delle fusioni nel mondo del web e più in generale delle Ict ha tanti casi di successo, ma anche tanti flop. C’è qualcuna delle ultime mosse che sembra particolarmente azzardata?
Ogni fusione e acquisizione porta ricchezza di nuove culture oltre che di prodotti e tecnologie. È azzardata quell’acquisizione che conquista senza integrare.
In Europa, e in particolar modo in Italia, si muove qualcosa?
Direi molto, anche in Italia, con alcune operazioni che hanno una matrice maggiormente finanziaria, altre un contenuto industriale più forte. Giusto per citarne alcune, a giugno Engineering ha acquisito Cbrs, una società di servizi di consulenza e soluzioni applicative con una forte specializzazione nel mercato delle istituzioni finanziarie e nel frattempo ha anche siglato un accordo di acquisizione di Logos Products (Gruppo Logos), il ramo d’azienda dedicato alla fornitura di soluzioni software per il mercato delle utilities, ulteriormente rafforzando il posizionamento ottenuto con Neta. Nello stesso mese Reply ha acquisito, in Germania, uno dei principali partner Oracle sul mercato tedesco, Riverland Solutions, che anche in questo caso consolida la mossa fatta con l’inglese Glue fatta in precedenza. Sia-SSb ha ceduto la maggioranza di Kedrios alla britannica Xchanging, specializzata nel business processing; a inizio primavera Maggioli ha acquisito Saga e anche l’Imaging System Service di Milano, specializzata nella digitalizzazione di documenti per la PA e le aziende private. Dedagroup, dopo essere già stata molto attiva nel 2009, ha proseguito con Ecos per la Business Intelligence e Innovation Blue per la sicurezza ed il Disaster recovery, TeamSystem è stata acquisita ad agosto dal fondo inglese HgCapital, che ha già nel carniere Iris Software e Computer Software Group, oltre alla tedesca Addison Software e alla norvegese Visma. L’elenco è certamente non esaustivo, ma lo definirei quanto meno rappresentativo della ricchezza delle operazioni, sia per la dimensione variegata delle aziende protagoniste, sia per la varietà delle offerte che vanno a completarsi, sia – non ultimo – per la frequenza con cui si susseguono queste operazioni anche all’interno di una stessa azienda. Questo trend, credo, non si interromperà nei prossimi mesi, ma anzi, sarà stimolato e suggerito dalle stesse aziende utenti, che molto spesso desiderano mantenere fornitori competenti e, contemporaneamente, vogliono interloquire con aziende di dimensioni maggiori.

20 Settembre 2010