Cybercrime, compromessi un miliardo di dati. E gli hacker sono tra noi

IL REPORT

Verizon Data Breach Investigations: il 49% delle violazioni proviene da minacce interne. Il 94% dei "furti" nei servizi finanziari. Il Vp Tippett: "La prevenzione resta l'arma migliore"

di Federica Meta
Furti di dati? Sempre più spesso causate da minacce interne, da un più ampio utilizzo del social engineering e da un sempre più forte coinvolgimento della criminalità organizzata. A scattare la fotografia il 2010 Verizon Data Breach Investigations Report, realizzato con la collaborazione dei Servizi Segreti degli Stati Uniti che ha censito 900 violazioni che riguardano 900 milioni di record compromessi.

Come nei precedenti report realizzati dall’azienda, gli esperti investigativi di Verizon Business hanno stabilito che si sarebbe potuta evitare la maggior parte delle violazioni dei dati se fossero state seguite procedure di base per la sicurezza. Solo il 4% delle violazioni prese in esame avrebbe richiesto misure di protezione complesse o costose.

“Essere preparati resta la migliore difesa contro le violazioni della sicurezza – si legge nello studio -. Per la maggior parte, le organizzazioni sono ancora molto lente nel rilevare e rispondere agli incidenti”. La maggioranza delle violazioni (60%) continua a essere scoperta da figure esterne e solo dopo un periodo considerevole di tempo. Inoltre, anche se nella maggior parte dei casi le vittime hanno le prove di una violazione nei propri log di sicurezza, spesso le sottovalutano a causa di una mancanza di personale, di strumenti o di processi.

“Quest’anno siamo stati in grado di ampliare in modo significativo la nostra visuale sul mondo dinamico delle violazioni dei dati, il che ci ha consentito di avere una prospettiva ancora più ampia e accurata – spiega Peter Tippett, Vice President of Technology and Enterprise Innovation di Verizon Business -. Includendo le informazioni relative ai casi analizzati dai Servizi Segreti, abbiamo ampliato sia la nostra comprensione dei crimini informatici sia la capacità di contrastare le violazioni.”
Nel dettaglio lo studio rileva che la maggior parte delle violazioni dei dati prese in esame è stata causata da fonti esterne. Il 69% delle violazioni è stato originato dall’esterno, mentre solo l’11% è legato a partner commerciali. Il 49% però è stato causato da personale interno, con un aumento rispetto ai risultati del report precedente, dovuto in parte a un set di dati più ampio e anche alla tipologia di casi indagati dai Servizi Segreti.
Numerose violazioni, poi, hanno implicato l’utilizzo non autorizzato di privilegi. Il 48% delle violazioni infatti è stato attribuito a utenti che hanno impiegato in modo non autorizzato i propri diritti di accesso alle informazioni aziendali per scopi illeciti. Un ulteriore 40% delle violazioni è il risultato dell’opera di hacker, mentre il 28% è dovuto a tattiche di social engineering e il 14% ad attacchi fisici.
Inoltre le violazioni continuano a presentare caratteristiche comuni. Come negli anni precedenti, quasi tutte le violazioni dei dati hanno avuto luogo da server e da applicazioni online. L’85% delle violazioni non è stato classificato come particolarmente complesso e l’87% delle vittime aveva prove delle violazioni nei propri log file, senza tuttavia rilevarle.

Le violazioni dei dati continuano a verificarsi all’interno di organizzazioni di tutti i tipi. Servizi finanziari, hospitality e commercio al dettaglio continuano a essere i tre settori principali interessati dal problema (rispettivamente 33%, 23% e 15%) nel set di dati combinato di Verizon e dei Servizi Segreti, anche se i servizi tecnologici hanno superato il settore del commercio al dettaglio nei casi presi in esame da Verizon. Una percentuale crescente di casi e un sorprendente 94% di tutti i record compromessi nel 2009 erano attribuibili ai servizi finanziari.

Più della metà delle violazioni investigate da Verizon nel 2009 ha avuto luogo fuori dagli Stati Uniti, mentre la maggior parte delle violazioni indagate dai Servizi Segreti si è verificata negli Stati Uniti. Il report non ha evidenziato alcuna correlazione tra le dimensioni di un’organizzazione e le probabilità di subire una violazione dei dati.

“È più probabile che i criminali scelgano i propri bersagli in base al valore percepito dei dati e al costo dell’attacco, invece che a caratteristiche – ad esempio la dimensione - delle vittime”, oservano i ricercatori di Verizon.

21 Settembre 2010