Downtime, in Italia bruciati ogni anno oltre 400mila euro

IL REPORT

CA Technologies: il blocco delle attività IT aziendali costa a ciascuna azienda circa 34mila euro. "Serve puntare su strategie di data protection e disaster recovery"

di Federica Meta
Oltre 425 milioni di euro persi dalle aziende italiane a causa di inefficienti piani e strumenti di ripristino della normale operatività in caso di interruzione dei servizi IT.
A scattare la fotografia uno studio condotto da Coleman Parkes per conto di CA Technologies che ha censito 1.808 aziende in 11 Paesi europei.
Lo studio ‘Avoidable Cost of Downtime 2010’ mostra che i danni finanziari associati al cosiddetto downtime (‘fuori servizio’ dell’IT aziendale), con conseguente perdita o temporanea indisponibilità dei dati critici per il business, crescono in misura direttamente proporzionale al tempo necessario per risolvere il problema. Nello specifico dell’Italia lo studio rileva che un’impresa è mediamente soggetta ogni anno a 11 ore di fermo dei sistemi informatici, che ammontano a oltre 140mila ore per il totale delle realtà aziendali delle dimensioni e dei settori presi in considerazione dall’analisi.

A livello europeo, le società che hanno registrato la media più elevata in termini di impatto negativo sui ricavi sono state quelle francesi con quasi 500mila euro all’anno bruciati da una singola azienda, mentre l’Italia si è posizionata all’undicesimo posto della classifica, con poco meno di 34mila euro annuali.
Lo spaccato italiano rilevato dall’indagine presenta alcune caratteristiche interessanti, per le quali sono ipotizzabili alcune possibili spiegazioni. “In Italia la percentuale di piccole (50-99 dipendenti) e medie (100-249 dipendenti) imprese è più elevata rispetto agli altri Paesi – spiega lo studio -. Il loro livello di adozione dei sistemi Erp e Cem è molto contenuto. Poiché entrambe le tipologie di sistemi svolgono un ruolo importante per i processi di vendita, tale particolarità potrebbe spiegare come mai l’impatto finanziario del fuori servizio IT sui ricavi risulti inferiore rispetto agli altri Paesi analizzati dall’indagine sebbene le organizzazioni italiane non siano colpite, in proporzione, da malfunzionamenti più brevi o meno frequenti”.
Un altro aspetto da considerare per spiegare il dato italiano è che non sempre le PMI prevedono contratti basati su Sla (Service Level Agreement) per misurare l’impatto dei fuori servizio dell’IT sui ricavi, motivo per cui hanno una ridotta percezione dei rischi reali. Il valore medio del danno è sicuramente più alto di quello emerso dall’indagine, ma gli intervistati non sono in grado di quantificarlo, se non quando si presenta una situazione drammatica.

In realtà, con il crescere della dipendenza delle organizzazioni italiane dai sistemi informatici, è lecito prevedere un evolversi della situazione a seguito dell’introduzione di nuove norme e dell’esigenza di una maggiore competitività. A quel punto, il ripristino della normale operatività in caso di interruzione dei servizi IT, reso possibile mediante un efficace piano di disaster recovery, assumerà un’importanza sempre più cruciale.

“L’impressione è che le aziende italiane siano all’inizio di un percorso evolutivo - afferma Annamaria Di Ruscio, Partner e Direttore Generale di NetConsulting -.Alcuni fattori quali le novità introdotte dalla PA negli ultimi anni – ad esempio la fattura elettronica, la posta certificata, le ricette e i certificati medici online, l’archiviazione elettronica sostitutiva e altri servizi – unitamente alla necessità di competere e avviare relazioni economiche con imprese e mercati all’estero potrebbero accelerare la velocità traiettoria del cambiamento. Le aziende devono maturare rapidamente la consapevolezza di essere all’interno di un ecosistema business sempre più digitale, nel quale il successo dipende dalla capacità di saper sfruttare appieno il potenziale dell’Information Technology e gestire efficacemente i sistemi mission critical”.

Secondo CA Technologies gran parte delle perdite causate da downtime potrebbero essere evitate con l’adozione di migliori strategie di data protection incentrate sulla celerità di recupero dei dati e di disaster recovery.
“Nell’attuale congiuntura economica, caratterizzata da una forte instabilità, un buon funzionamento dell’IT si rivela fondamentale per molte organizzazioni perché qualsiasi degrado del servizio va non soltanto a incidere sulla produttività dei lavoratori, ma può produrre anche un danno d’immagine il cui effetto potrebbe essere ancor più grave – precisa Gianpaolo Sticotti, Channel Sales Manager per la business unit Recovery Management & Data Modelling Customer Solutions di CA Technologies -. In un momento in cui le aziende dipendono in misura sempre maggiore dai servizi on-line per generare ricavi o fornire un canale essenziale di comunicazione con i clienti, la ricaduta finanziaria del ‘fuori servizio’ informatico diviene una questione cruciale”.

23 Settembre 2010