De Brabant: "E' in gioco il futuro del Paese"

GROWTH STRATEGY/1

Il presidente di Between: "Bisogna affrontare il grande tema dell'innovazione". Come? Pensando in grande e rompendo con i vecchi metodi in nome della creazione di un nuovo mercato Ict

di Mila Fiordalisi
«Giochiamoci il futuro». È uno slogan dai toni propositivi quello che Between ha scelto per l’annuale convention di Capri, in calendario il 7 e l’8 ottobre prossimo. Ma l’invito – rivolto alle aziende del comparto Ict e soprattutto alle istituzioni e ai regolatori – nasconde per la verità un monito allarmante. “Questa volta ci stiamo veramente giocando il futuro. E se non ci daremo da fare la crescita del Sistema Paese rischia di essere seriamente compromessa”, puntualizza il presidente di Between François de Brabant.
Presidente, le ultime due edizioni della convention sono state dedicate al tema della banda larga. Un tema che negli ultimi mesi ha tenuto banco più che mai, in Europa, con l’Agenda digitale di Neelie Kroes e l’attesa Raccomandazione Nga, e in Italia con lo scontro incumbent-Olo. Il vice ministro Romani ha attivato il tavolo Ngn, l’Agcom vuole velocizzare la messa a punto delle regole. Come mai proprio quest’anno avete optato per un cambio di rotta?
Per un motivo molto semplice. Il confine fra infrastrutture, servizi e contenuti è sempre più labile. Non si può più parlare di banda larga nel senso di reti tout court se non si definisce un modello d’uso dell’infrastruttura, ossia se non si discute degli obiettivi in termini di servizi agli utenti finali, che includono contenuti e applicazioni. E la discussione va affrontata con tutti gli attori in campo: le telco, il mondo dell’informatica, di Internet, della Tv, dell’editoria, dei servizi. Da soli non si va da nessuna parte. Servono alleanze e dove necessario bisognerà negoziare. È arrivato insomma il momento di affrontare il grande tema dell’innovazione che è strettamente legato alla declinazione dell’innovazione basata sull’Ict in tutte le sue forme. E così daremo valore alle infrastrutture.
Si riferisce alle reti di Tlc?
Le reti non si possono più intendere come infrastrutture fisiche deputate al mero trasporto dati. Ma questo discorso vale anche per l’informatica. L’Italia oltre al problema della scarsa informatizzazione si trova a dover affrontare quello della scarsa valorizzazione delle risorse in uso. Le aziende Ict continuano a operare come unità a sé stanti interfacciandosi con singoli clienti. Bisogna capire che il gioco di squadra è determinante. Bisogna superare gli steccati e abbattere i silos verticali in nome dell’interoperabilità e della creazione di un mercato dell’Ict che possa reggere alla competizione internazionale. È quel che sottende il concetto di fare sistema. Insomma bisogna pensare in grande e rompere con i vecchi metodi.
Rompere con i vecchi metodi, come si fa?
È necessario partire dalla vision. Dalla definizione dei servizi e delle applicazioni che possiamo proporre a cittadini, imprese e pubblica amministrazione per migliorare la loro vita e le loro attività. E invece si parte sempre dalla tecnologia, come se disporre di questa o quella tecnologia fosse l’unica cosa a fare realmente la differenza. E così si perde anche di vista uno dei grandi obiettivi: l’interoperabilità determinante per lo sviluppo di veri servizi di valore.
E quali dovrebbero essere gli obiettivi secondo lei?
L’obiettivo numero uno deve essere lo sviluppo del mercato. C’è grande spazio in Italia. Lo dicono tutte le statistiche nostrane e internazionali, abbiamo un gap di innovazione significativo che possiamo chiudere. È necessario tirare fuori le capacità progettuali, saper declinare competizione con collaborazione. È l’unica strada per pensare e realizzare grandi progetti in grado di dare un vero contributo al miglioramento della competitività del nostro Paese, della sua crescita anche occupazionale. Le competenze le abbiamo, A Capri, ad esempio, fra gli argomenti in agenda c’è quello delle smart cities, che con smart enterprise, mobile economy e social net economy rappresenta uno dei tasselli del nuovo puzzle. Se vogliamo che le città percepiscano l’innovazione, la tocchino con mano allora bisogna intensificare sul territorio. È così che le persone possono percepire che il mondo sta cambiando.
Cosa si aspetta dall’evento di Capri?
Più word e video e meno powerpoint, ossia più vision, più progettualità.

04 Ottobre 2010