Polizia postale: "Noi non entriamo sui profili di Facebook"

SOCIAL NETWORK

Smentita l'inchiesta dell'Espresso, che punta il dito su un accordo siglato dalle autorità italiane con la società di Palo Alto per l'accesso libero ai contenuti del social network

di P.A.
Grazie ad un accordo di collaborazione siglato con Facebook, la polizia postale italiana avrà "la possibilità di attivare una serie infinita di controlli sulle pagine del social network, senza dover presentare una richiesta alla magistratura e attendere i tempi necessari per una rogatoria internazionale". Lo scrive "L'Espresso" in un articolo intitolato "Così la polizia ti spia su Facebook", in edicola nel numero di domani. Pronta la replica della polizia postale: "Nessun accesso ai profili degli utenti senza mandato della magistratura".

L'accordo, secondo il settimananale, è il primo in Europa di questo genere ed è stato firmato due settimane fa dai funzionari italiani che sono andati a Palo Alto perchè, scrive il giornale, "la tempestività di intervento è fondamentale per reprimere certi reati che proprio per la velocità di diffusione su internet evolvono in tempo reale".

"Ma siamo certi - si chiede l'Espresso - che tutto ciò avverrà nel rispetto della nostra privacy?". Secondo il settimanale l'accordo consente di avere una "corsia preferenziale" per contrastare la "lotta alla pedopornografia, al phishing e alle truffe telematiche, ma anche per evitare inconvenienti ai personaggi pubblici i cui profili vengono creati a loro insaputa". Un'intesa, dunque, che "consegna alle forze dell'ordine il passepartout per aprire le porte delle nostre case virtuali senza che sia necessaria l'autorizzazione di un pubblico ministero".

In concreto, conclude L'Espresso, "i 400 agenti della direzione investigativa della polizia postale e delle comunicazioni potranno sbirciare e registrare i quasi 17 milioni di profili italiani su Facebook".

La polizia postale replica all'Espresso: "La polizia postale non può accedere ai profili degli utenti di Facebook, se non dopo un’autorizzazione del magistrato e con l’utilizzo di una rogatoria internazionale - precisa il direttore della polizia postale e delle comunicazioni, Antonio Apruzzese. "Si tratta di un equivoco", aggiunge Apruzzese, che poi spiega: "Alcune settimane fa sono venuti i responsabili di Facebook in Italia, in seguito ad una serie di contatti che abbiamo avuto nei mesi passati con l’obiettivo di capire come funziona la loro macchina".

Nel corso dell’incontro, i responsabili dell’azienda di Palo Alto hanno fornito alla polizia postale - che le ha a sua volta inoltrate a tutte le forze di polizia italiane - le linee guida per gestire tutto ciò che richiede l'intervento della polizia giudiziaria. "Ci hanno spiegato le loro procedure d’intervento - dice ancora Apruzzese - e si tratta di procedure che non ci consentono in alcun modo di accedere ai profili". Dunque nessuna possibilità di spiare gli utenti.

"Noi - prosegue il direttore della polizia Postale - svolgiamo quotidianamente un’attività di monitoraggio della rete, che è la stessa che fanno i colleghi in strada con le volanti. Non abbiamo la possibilità di entrare nei domicili informatici né nelle caselle postali degli utenti internet, senza autorizzazione della magistratura". Una cosa che tra l'altro, conclude Apruzzese, "non ci passa neanche per la testa, visto che sarebbe un reato e non sarebbe utilizzabile come fonte di prova".

28 Ottobre 2010