Gare IT, aperta la stagione dei saldi

IL CASO

Le aziende dell'informatica preoccupate per i ribassi record nelle aggiudicazioni. E nel mirino finisce Poste

di Alessandro Castiglia
C’è soprattutto Poste Italiane nel mirino delle aziende informatiche sul piede di guerra per il ribasso dei prezzi delle gare. Il settore è in sofferenza da tempo per via delle molte difficoltà che si stanno accumulando nel mercato italiano. Due di loro (Ibm e Engineering) hanno già deciso di lasciare l’associazione di categoria, la cui azione è giudicata non abbastanza incisiva per affrontare le difficoltà che affliggono il settore, mentre altre (a partire da Reply) pare stiano seriamente pensando di fare lo stesso.

A problemi annosi, come i ritardi dei pagamenti nella Pubblica amministrazione, se n’è aggiunto recentemente uno tutto nuovo: la tendenza degli enti pubblici a comprimere oltre misura i prezzi, sfruttando la fame di commesse da parte delle aziende dell’Information techonology, messe a dura prova dalla crisi economica.

Una pratica in cui il gruppo guidato da Massimo Sarmi si sarebbe guadagnato negli ultimi tempi la posizione di capofila, irritando la maggior parte dei grandi gruppi operanti in Italia.

L’ultima gara “incriminata” è quella che si è svolta nel mese di settembre per appaltare i sistemi informatici di Bancoposta, a cui partecipavano operatori come come Ibm, Accenture, Capgemini, Engineering, Elsag Datamat e così via. La base d’asta era fissata a poco più di 16 milioni di euro e l’aggiudicazione è avvenuta con un ribasso di oltre il 70% ad Elsag, del gruppo Finmeccanica. Riduzioni di questa entità, obiettano (chiedendo rigorosamente di mantenere l’anonimato) i rappresentanti di alcune compagnie, mettono in serie difficoltà tutto il comparto, costringendo le aziende a pagare decisamente poco i professionisti del settore.

La battuta che circola fra gli addetti ai lavori è che per vincere le gare di Poste bisogna fissare per gli ingegneri informatici una paga oraria poco più alta di quella delle colf.

In che modo Poste sarebbe responsabile di una concorrenza così spietata sui prezzi e dunque di offerte giudicate troppo compresse? Fondamentalmente attraverso l’assegnazione di un punteggio troppo elevato al contenuto economico rispetto alle altre caratteristiche delle offerte.

La tensione pare abbia raggiunto livelli abbastanza elevati, anche perché l’appalto sui servizi informatici di Bancoposta non è stato il primo caso di un comportamento del genere da parte di Poste.

Qualcosa di analogo era accaduto poche settimane prima nella gara per la gestione dei cedolini del personale (base d’asta di 7 milioni, vinta da Exprivia con circa il 75% di ribasso) e prima ancora con un altro bando per i servizi di supporto operativo (base d’asta 13 milioni, assegnata a Reply). “L’attenzione al prezzo” dice un operatore che non vuole essere citato “è sempre stata molto forte. Ma nell’ultimo anno si è raggiunto un livello mai visto prima”.

Questo atteggiamento è considerato particolarmente negativo per un gruppo posseduto interamente dal ministero dell’Economia com’è Poste Italiane.

Se sono le compagnie pubbliche a dare questo esempio, è il ragionamento degli operatori del settore, con le altre andrà ancora peggio e il risultato finale sarà una devastazione dei margini per un’intera categoria di aziende.
Anche perché, in fin dei conti, questo andazzo fa sorgere quesiti abbastanza imbarazzanti. Come fanno i vincitori a mettere sul tavolo offerte tanto risicate?

E, soprattutto, come si conciliano i risultati di assegnazione con i livelli di partenza delle gare? Perché, dicono i più arrabbiati, delle due l’una: o sono sbagliati i budget preparati dall’ente appaltante oppure per aggiudicarsi la commessa bisogna accettare di fare offerte con cui non si guadagna. Anzi, magari si va pure sotto costo.

02 Novembre 2010