Evasione fiscale e lavoro nero. La lotta si fa con l'e-payment

INNOVAZIONE

In Italia il fenomeno del non dichiarato raggiunge quota 335 mld di euro. Steffanini (Visa Europe): "Dai governi una stretta sui pagamenti in contanti e l'attivazione di sistemi elettronici nella PA"

di Federica Meta
I sistemi di pagamento elettronico possono arginare dell’economia sommersa. È il risultato di uno studio commissionato da Visa Europe ad A.T. Kearney che ha fatto il punto sul fenomeno in Europa e in particolare in Italia

Con una percentuale di oltre 22 punti sul Pil totale, il sommerso in Italia raggiunge quota 335 miliardi di euro, in linea con i dati medi del resto d’Europa che misurano in 2.200 miliardi l’ammontare complessivo dell’economia nascosta a livello Ue. Tuttavia l’Italia tra i primi 15 Paesi in Ue risulta prima per percentuale di sommerso rapportato al Pil, dato, questo, che la colloca ben lontano da Irlanda e Austria, in cima alla classifica dei mercati europei. La causa è da ricercarsi in un sistema di tassazione particolarmente sfavorevole e nel forte radicamento del crimine organizzato nel tessuto economico.

Lo studio rileva come l’economia sommersa sia un fenomeno strettamente connesso al lavoro nero e al non-dichiarato soprattutto nei settori della coltivazione diretta, dell’edilizia e, più in generale, di tutti quei settori che prevedono l’utilizzo di stagionali o di lavoratori occasionali. Il comparto del non dichiarato, muovendosi di pari passo con quello del lavoro sommerso, tocca praticamente gli stessi settori, interessando in più le piccole e medie imprese e i piccoli esercizi che – non emettendo fattura o non rilasciando scontrino fiscale – non registrano in entrata o in uscita la maggior parte dei pagamenti in contante.

È proprio in quest’ottica che una maggiore diffusione dei pagamenti elettronici consentirebbe di intercettare i pagamenti di piccolo importo che al momento sfuggono al controllo delle autorità. L’utilizzo più diffuso delle carte di pagamento permetterebbe di tenere traccia dei movimenti di danaro, circoscrivendo il fenomeno del sommerso e arginandolo ad aree più ristrette dell’economia.

“Lo slancio verso una maggiore diffusione dei pagamenti elettronici a discapito dell’uso del contante può avvenire su più fronti – spiega dichiarato Davide Steffanini, direttore generale di Visa Europe in Italia -. Da parte delle istituzioni governative questo potrebbe concretizzarsi con una stretta sui pagamenti in contante a livello sia legislativo, con l’abbassamento dei limiti per i pagamenti in contante, sia a livello pratico, per esempio con l’incremento del numero di dispositivi abilitati ad accettare carte nella pubblica amministrazione. Sul fronte delle banche e delle società che gestiscono i sistemi di pagamento elettronico, quale Visa Europe, le aree principali su cui lavorare per favorire la riduzione dell’uso del contante a favore dei pagamenti elettronici sono quelle dei pagamenti da persona a persona, dei cosiddetti low value payments, ossia le transazioni di piccolo importo, dei pagamenti realizzati dalla Pubblica amministrazione e, attraverso la diffusione delle tecnologie che permettono l’accettazione ovunque delle carte di pagamento e l’utilizzo quotidiano delle carte stesse.”

“Per quanto riguarda Visa Europe, in Italia stiamo implementando soluzioni sempre più user friendly e sicure, come ad esempio nuovi tipi di carte prepagate e le carte combinate con la tecnologia contactless – conclude Steffanini - che permettano ai consumatori di scegliere di utilizzare le carte di pagamento per le spese di tutti i giorni, e ci stiamo impegnando affinché esistano le condizioni perché le carte siano favorevolmente accettate in tutti i settori commerciali inclusa la Pubblica amministrazione”.

08 Novembre 2010