Marrone (Accenture): "Italia in pole position nell'R&D"

WEB APPS/3

A Roma 100 professionisti impegnati nello sviluppo di apps e servizi. "Il mercato cresce del 50% all'anno. Fenomeno cross-industry, trainato dal banking"

di Mila Fiordalisi
Avere un ruolo da protagonista nel mercato delle mobile apps, che al momento, è quello su cui sono più fortemente puntati i riflettori dei new business. È questa la mission di Accenture. Una mission che vede l’Italia in pole position attraverso la “cittadella” Mobility Operating Services - battezzata a Roma circa un anno fa - la cui squadra si compone di un centinaio di professionisti destinati ad aumentare progressivamente di pari passo con la crescente domanda di mercato per le mobile apps.

“L’Italia è da sempre leader mondiale della mobility e questa è una delle ragioni che ha spinto la casa madre a scegliere il nostro Paese in qualità di headquarter delle attività di R&D. La seconda ragione è che Accenture ha un’ottimo posizionamento in Italia: lavora a stretto contatto con tutti e quattro gli operatori mobil”, spiega Michele Marrone, responsabile della business unit Accenture Mobility Operating Services.

Marrone, Accenture è dunque uno sviluppatore di applicazioni?
Più che sul prodotto siamo focalizzati sul servizio. Nel senso: sviluppiamo applicazioni, ma soprattutto garantiamo alle aziende nostre clienti il servizio di hosting e quello di assistenza continuativa h24. Di fatto ci proponiamo come un partner industriale per quelle aziende, in particolare di dimensione e respiro internazionale, che hanno bisogno di sviluppare applicazioni in grado di raggiungere potenzialmente migliaia di utenti. Garantiamo, ad esempio, tutta l’infrastruttura cloud e quella di hosting liberando le aziende dal “peso” degli investimenti in infrastrutture hardware e di rete.

Avete già aziende clienti?
Sì, ne abbiamo. E soprattutto stanno aumentando le aziende che ci contattano per sviluppare nuovi progetti.

Di che tipo?
In generale posso dirle che sono tre i segmenti verticali su cui si sta concentrando la domanda di apps: marketing, pagamenti e comunicazione machine-to-machine. Ad esempio siamo impegnati nello sviluppo di progetti di mobile voucher ossia della possibilità di inviare buoni sconto e promozioni direttamente via cellulare. Un altro progetto riguarda un’applicazione che permette di accumulare sul cellulare i punti per il rifornimento di carburante e di convertirli direttamente e in tempo reale in carburante presso gli erogatori. Poi ci sono tutte le applicazioni legate al mobile banking: c’è sempre di più la tendenza ad offrire in bundle servizi dispositivi e informativi.

E quali sono i settori industriali che più si stanno muovendo sul fronte delle mobile apps?
Il fenomeno è senza dubbio cross-industry, anche se al momento il comparto banking è decisamente avanti.

Le applicazioni all’utente finale vengono fornite a pagamento o sono gratuite?
No, tipicamente si tende a non pesare sull’utente finale. O comunque di proporre soluzioni dal prezzo irrisorio.

E allora come fanno le aziende a guadagnare?
Un primo forte guadagno arriva dalla dematerializzazione, di prodotti ma anche dei processi. Pensi al caso dei voucher: si risparmia un’enorme quantità di carta e al contempo è possibile tenere sotto controllo la riuscita della campagna, verificando quanti utenti, fra quelli oggetto della campagna, realmente utilizzano i buoni sconto “virtuali”. L’altro guadagno è senza dubbio sulle economie di scala: aziende di grandi dimensioni e che fanno business a livello internazionale hanno indubbi vantaggi.

Ma quando si potrà parlare di un mercato vero, dai grandi numeri?
Nell’arco di un paio d’anni la situazione cambierà sensibilmente: ad oggi si tratta di un mercato dal valore al di sotto dei 100 milioni di euro. Ma i numeri saliranno molto considerato che il tasso di crescita anno su anno è fra il 40 e il 50%.

15 Novembre 2010