Web tv, il rilancio di Calabrò: "Sburocratizzeremo il decreto Romani"

CORRADO CALABRò (AGCOM)

Dopo le proteste sul giro di vite per le tv su Internet il presidente Agcom contrattacca: regole troppo "puntute", sbagliato usare una "mentalità del passato che manifesta solo un intento repressivo". E l'approvazione delle nuove norme slitta al 25 novembre

di Margherita Amore
Le norme ipotizzate dal decreto Romani per la tv su Internet "sono più puntute di quello che avevamo richiesto: applicheremo la legge, ma la sburocratizzeremo al massimo". Lo ha detto il presidente dell'Agcom, Corrado Calabrò, intervenendo al Consumers' Forum. Secondo Calabrò "non si può usare una mentalità del passato che manifesta solo un intento repressivo. Certamente è necessario reprimere la pirateria e tutelare il diritto d'autore, ma con mezzi moderni e attestandosi sul futuro".

Alla luce delle dichiarazioni di Calabrò, il giro di vite sulle norme che regolano la web tv dotrebbe essere meno stretto del previsto. Dopo le dimissioni da relatore del consigliere Agcom Nicola D’Angelo e le proteste che si sono levate dal Web e dal mondo politico, la nuova disciplina attuativa del decreto Romani sui servizi media audiovisivi non dovrebbe riguardare le piccole realtà di Internet, ma solo le emittenti che svolgono un’attività in qualche modo paragonabile con quella delle altre piattaforme.

Intanto Agcom aggiorna al 25 novembre la discussione sulle regole e gli obblighi “per ulteriori approfondimenti e riflessioni, anche alla luce della delicatezza della questione”. I nuovi relatori sono Sebastiano Sortino e Stefano Mannoni per il quale “non c’é nessuna intenzione repressiva della libertà del web, ma semplicemente la volontà di stabilire regole chiare e di proteggere il diritto d’autore. Nessuno può pensare che anarchia sia libertà, soprattutto quando passa attraverso lo sfruttamento dei diritti altrui”.

In discussione, oltre al regolamento per le web tv e radio lineari, cioé con palinsesto, sul quale sarebbe già stato trovato un accordo, c’é il regolamento per le web tv e radio non lineari, cioé basate sull’on demand. Su queste ultime sarebbe apparso necessario un ulteriore approfondimento per individuare criteri in grado di distinguere le attività di puro hosting dalle altre. All’esame anche il lancio di una consultazione pubblica per il presidio del diritto d’autore, al fine di individuare i meccanismi che consentano di intervenire in via amministrativa contro le violazioni.

Tra le norme allo studio dell’Agcom, che la prossima settimana dovrebbe prendere una decisione, l’obbligo di una dichiarazione di inizio attività con un costo di autorizzazione pari a 750 euro per web radio e pari a 1.500 euro per le web tv lineari. Il regolamento contiene anche misure a tutela dei minori e del diritto d’autore, come previsto dalla normativa europea. Norme giudicate "eccessivamente onerose e rigide" da D’Angelo: così si rischia “di ostacolare il pluralismo sulla rete, nonché di soffocare uno scenario ancora nascente, molto vivace e ricco di progetti di comunicazione dal basso, spesso condotti con mezzi ridotti ma con fini di effettiva utilità sociale”.

Se Antonio Di Pietro (Idv) dal proprio blog aveva annunciato che avrebbe lanciato "la mobilitazione in rete, con le associazioni dedicate al fenomeno web tv", dure critiche sono arrivate anche dal segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammon: “Attendiamo il testo definitivo, ma intanto quel che appare chiaro è che non solo era giusto l'allarme lanciato dopo i provvedimenti del ministro Romani, ma che l'Autorità sta varando un provvedimento restrittivo con effetti di grande allarme. Servendosi di una immotivata lista di obblighi e regole si arriva a limitare fortemente la libertà di espressione in rete e in specifico per le piccole voci di informazione territoriale''. Per Linda Lanzillotta, portavoce di Alleanza per l'Italia "le regole sono necessarie anche per la rete, a condizione che non si trasformino in vincoli burocratici che possono uccidere libertà e creatività".

16 Novembre 2010