Finanziaria: "Innovation voucher, strumento utile ma 7500 euro non bastano"

FINANZIARIA

Politecnico di Milano: efficace per le Pmi, ma a patto che sia semplice da usare. Le risorse però sono troppo limitate se l'obiettivo è un impatto radicale nell'innovazione delle imprese

di Patrizia Licata
“Gli innovation voucher possono essere uno strumento efficace per permettere alle Pmi di investire in ricerca e sviluppo tecnologico, ma le imprese devono essere messe in condizione di utilizzare al meglio i finanziamenti, assicurando facilità d'uso, velocità di erogazione e adeguata informazione per orientarsi tra i tanti soggetti in campo. La soglia massima di 7.500 euro di cui si è parlato appare inoltre troppo limitata per avere un impatto radicale nell'innovazione delle imprese”. Commenta così Raffaello Balocco, responsabile scientifico dell'Osservatorio Ict & Pmi del Politecnico di Milano, il nuovo voucher fiscale per la ricerca e sviluppo tecnologico delle Pmi per il 2011 nel maxiemendamento al disegno di legge Stabilità approvato alla Camera.

Con gli innovation voucher le Pmi potranno affidare attività di ricerca e sviluppo tecnologico alle università italiane o enti pagando con buoni ad hoc. Questi "buoni spesa Ict" potranno essere usati per acquistare soluzioni innovative realizzate da soggetti specializzati del mondo accademico, laboratori e istituti di ricerca. Il governo ha stanziato per il provvedimento 100 milioni di euro. I voucher avranno probabilmente un valore massimo di 7.500 euro e saranno emessi da agenzie di sviluppo regionali o nazionali.

Secondo l'ultima ricerca realizzata dalla Commissione europea, tra il 2008 e il 2009 in Europa sono stati lanciati 15 programmi di innovation voucher, con finanziamenti di 3-5 mila euro quando non accompagnati da un contributo dell’impresa, di 8-13 mila euro con contributo dell’impresa. “In Europa il finanziamento all'innovazione delle Pmi è stato erogato previa presentazione di una domanda di finanziamento, mediamente un documento di 5 pagine, approvato in 2-3 settimane”, osserva Balocco. “Gli innovation voucher europei hanno finanziato ricerca e sviluppo, design, gestione dell'innovazione, analisi di mercato, consulenza It, formazione delle imprese. I fornitori dei servizi sono stati soggetti sia pubblici, come le università, che misti o anche privati, se focalizzati su attività di ricerca e sviluppo”.

Sulla base dell'esperienza europea, gli innovation voucher hanno mostrato diversi punti di forza: “I voucher consentono a Pmi e microimprese di accedere a competenze di elevato livello o specialistiche che spesso non possiedono internamente”, spiega Balocco, “e dall'altra parte permettono alle università e ai centri di ricerca di potenziare il trasferimento di conoscenza verso le imprese. Il processo di richiesta ed erogazione inoltre è rapido, in grado di soddisfare velocemente le necessità”.

Giusto introdurre questo strumento anche in Italia, quindi, secondo Balocco, ma occorre imparare da quanto accaduto negli altri Paese per superare i punti di debolezza: “L’esperienza europea ha mostrato spesso Pmi con difficoltà nel comprendere come utilizzare il voucher, nel selezionare correttamente quali servizi acquistare e a quali soggetti rivolgersi tra le università e i centri di ricerca a disposizione”, osserva Balocco. “E’ necessario quindi assicurare informazione e comunicazione adeguata. Oltre a promuovere un avvicinamento, più in generale, tra il mondo dell'università e dell'impresa, la cui distanza in Italia oggi resta un problema soprattutto culturale”.

19 Novembre 2010