Lorenzi (Alu): credito di imposta per l'R&S

INNOVAZIONE

L'amministratore delegato di Alcatel-Lucent Italia: "Per mantenere in Italia gli investimenti delle multinazionali è necessario creare un ambiente competitivo, favorevole all’innovazione"

di Alessandro Castiglia
Credito d‘imposta a favore della Ricerca e Sviluppo, agevolazione degli investimenti per l’innovazione: sono le due misure “urgenti” chieste dal presidente e amministratore delegato di Alcatel Lucent Italia Stefano Lorenzi nel corso del convegno “Futuro fotonico” organizzato dalla multinazionale franco-americana nella sede di Vimercate.

Lorenzi ha ricordato come l’Italia abbia una grande tradizione di presenza di multinazionali delle telecomunicazioni, con realtà molto significative anche nel settore della ricerca. La stessa Alcatel ha oltre mille persone che lavorano in attività di R&S, in particolare nella fotonica e nelle applicazioni software. Tuttavia, oggi è l’intera filiera delle telecomunicazioni ad essere sotto pressione; tanto che rispetto ad alcuni anni fa il panorama delle tlc italiane “si è prosciugato”.
Gli operatori sono stretti fra un traffico che raddoppia ogni due anni e ricavi che non accompagnano questa dinamica. Cambiano i business model ed entrano pesantemente in campo nuovi player over the top che non hanno l’esigenza di investire in infrastrutture. Di tutto ciò ne risente negativamente l’intera filiera.

Anche le multinazionali che in passato hanno creduto molto nell’Italia, oggi devono confrontarsi con una vision che non può che essere globale. “Per continuare ad attirare i loro investimenti l’Italia deve essere competitiva a molti livelli:costo, chiarezza del quadro normativo, flessibilità, fiscalità, finanziamenti agevolati. È su tutti questi parametri che le multinazionali confrontano l’Italia con gli altri Paesi che, come ad esempio la Francia, hanno strumenti molto più efficaci di nostri”, ha avvertito Lorenzi.
Alcatel Lucent Italia investe 140 milioni l’anno (il 14% del fatturato) in ricerca e sviluppo con un supporto pubblico che si colloca appena fra uno e due milioni. “Se l’Italia non vuole perdere il treno, deve fare qualcosa di concreto rapidamente: a partire dal credito d’imposta e dagli investimenti per l’innovazione”.

22 Novembre 2010