Acta, l'appello dei service provider: "Tutelare il copyright"

EUROPA

Il trattato anti contraffazione siglato da diversi paesi extra Ue preoccupa i fornitori di contenuti digitali del Vecchio Continente, che si appellano a Bruxelles: "No alla modifica delle regole su diritto d'autore e privacy"

di P.A.
I principali service provider di contenuti digitali europei, fra cui Cable Europe, Etno, EuroIspa e Gsma, accolgono con favore l’impegno del Parlamento e della Commissione europea di evidenziare le preoccupazioni del potenziale impatto negativo dell’Acta (Anti counterfeiting trade agreement) sui diritti dei cittadini dell’Ue e sull’equilibrio fra l’inasprimento della protezione dei diritti d’autore e la privacy degli utenti.

I provider europei di contenuti digitali sono favorevoli rispetto alla risoluzione votata il 24 novembre al Parlamento europeo, secondo cui l’Acta non debba modificare il diritto comunitario acquisito in materia di difesa del diritto d’autore. l raggruppamento di provider è altresì favorevole a fatto che il Parlamento europeo consulti sempre la Commissione, in ogni caso di modifica futura all’accordo da parte del comitato dell’Acta. L’obiettivo è che qualsiasi modifica all’Acta rientri nel perimetro del diritto comunitario.

Resta la preoccupazione per l’introduzione di sanzioni per violazione del diritto d’autore che vadano al di là della normativa europea. I provider di contenuti digitali fanno appello al Parlamento e alla Commissione europea per raggiungere un accordo definitivo sull’applicazione dell’Acta che da un lato regoli la violazione del diritto d’autore, ma dall’altro garantisca il diritto alla privacy dei cittadini dell’Ue.

L'obiettivo del nuovo accordo multilaterale Acta (fra Ue, Usa, Australia, Canada, Giappone, Messico, Marocco, Nuova Zelanda, Singapore, Corea del Sud e Svizzera) è di rinforzare la protezione della proprietà intellettuale e contribuire alla lotta contro la contraffazione e la pirateria di prodotti quali l'abbigliamento di grandi marche, la musica e i film. A tal proposito, la risoluzione precisa che "l'adesione all'Acta non è esclusiva e che altri Paesi in via di sviluppo ed emergenti potranno aderire all'accordo".

L’accordo è stato fin dall’inizio oggetto di critiche e controversie, a cominciare dalla segretezza dei negoziati. I deputati dell’Ue notano che, proprio in seguito alle proteste da parte del Parlamento, "il livello di trasparenza dei negoziati Acta è stato sostanzialmente migliorato" e che "il Parlamento è stato pienamente informato sugli sviluppi dei lavori e ha potuto prendere visione del testo negoziato una settimana dopo la conclusione dell'ultimo ciclo di trattative in Giappone".

Non tutti i nodi sono stati tuttavia risolti. Il Parlamento critica la non inclusione nell'accordo della "contraffazione delle indicazioni geografiche" e considera che "tale omissione rischia di creare confusione". Continuano a restare all'opposizione gli Internent service provider, che fin dall’inizio dei negoziati, avviati a Ginevra due anni fa, hanno seguito con attenzione i lavori dei Paesi partecipanti all’Acta perché, sostengono, l’accordo potrà dare alle aziende della musica il diritto di chiedere agli Isp di agire contro il download illegale. Gli Isp non sono disposti a trasformarsi nei poliziotti del web e ad assumere il compito di sorvegliare le attività illegali, specialmente il file sharing peer-to-peer, anche perché ciò costerebbe loro enormi investimenti, oltre a renderli molto impopolari.

26 Novembre 2010