Anitec, Ict motore di sviluppo. "Ma il pubblico investa con noi"

IL CONVEGNO

L'appello del neo presidente Cristiano Radaelli: "Stimolare le partnership con il mondo accademico e il settore bancario"

di Paolo Anastasio
L’Ict è il motore dell’innovazione dell’economia italiana, ma per trainare il mercato sono indispensabili investimenti formativi e infrastrutturali anche pubblici. Questa la tesi di Anie-Anitec (Associazione nazionale industrie informatica, telecomunicazioni ed elettronica di consumo), che ha organizzato oggi a Roma il convegno “La ricerca e sviluppo Ict in Italia: una nuova partnership tra università, industria e sistema finanziario per competere contro la crisi”. Una giornata di riflessione per stimolare investimenti in ricerca e sviluppo, in cui le aziende del settore chiedono una focalizzazione su policy di stimolo agli investimenti in ricerca e sviluppo, unica chance per non perdere il treno dello sviluppo.

“La crisi economica ha annullato anni di progresso economico e sociale mettendo in rilievo la fragilità delle economie avanzate nel fronteggiare pressioni concorrenziali internazionali sempre più accentuate – ha detto Cristiano Radaelli, neo presidente Anitec-Anie – Per ritornare su un sentiero di crescita e recuperare le posizioni perdute è fondamentale il contributo del settore Ict. Non dimentichiamo che in ambito europeo l’industria Ict incide per oltre il 40% sugli incrementi di produttività, quota destinata ad aumentare nei prossimi anni”. Di qui la necessità di stimolare gli investimenti.

“Se si vuole dare forte impulso alla crescita dell’Italia bisogna puntare su interventi che favoriscano gli investimenti delle imprese in ricerca e innovazione – aggiunge Radaelli – In particolare nel settore Ict come elemento moltiplicatore di sviluppo. Solo riconoscendo all’Ict un ruolo di driver nello sviluppo economico – aggiunge il presidente Anie-Anitec – e ricorrendo a nuove forme di partnership che vedano insieme imprese, università, banche e istituzioni, si potrà dare un reale contributo al superamento delle crisi e porre le basi per l’effettiva crescita del Sistema Paese”.

“Anitec intende operare affinché anche nel nostro paese si possano perseguire con forza gli obiettivi strategici delineati a livello europeo – chiude Radaelli – Questi obiettivi vedono proprio negli investimenti Ict il fattore determinante per tornare a crescere, incrementare la produttività, la competitività e sostenere l’occupazione”.

Quale la ricetta di Anitec, per stimolare gli investiementi? Tre le proposte sul piatto. Primo, trasformazione del credito d’imposta in un meccanismo strutturale permanente; secondo, la previsione di misure specifiche per il settore delle tecnologie digitali, senza accontentarsi di investimenti a pioggia, basati sul principio della trasversalità dell’Ict; infine, nei finanziamenti specifici privilegiare la settorialità rispetto alla territorialità, orientandosi sulle aree tematiche di ricerca riconosciute come strategiche. Infine, con riferimento alla collaborazione Industria e Università, il rapporto pubblico – privato sconta ancora “un pesante fardello dal punto di vista della burocrazia che talvolta rende inefficaci strumenti di per sé virtuosi già esistenti, come ad esempio gli spin off universitari”.

L’Ict italiano investe in attività di ricerca e sviluppo l’8% del fatturato aggregato, un valore otto volte superiore a quello medio degli altri settori produttivi, in particolare a quello manifatturiero. Nel 2009 nel settore manifatturiero di casa nostra, l’Ict ha coperto il 15% della spesa complessiva in Ricerca e sviluppo Nell’ambito dell’Agenda Digitale la Commissione europea si è impegnata a mantenere il ritmo di incremento del 20% annuo del bilancio di ricerca e sviluppo per l’Ict in Europa fino al 2013, riconoscendo di fatto alle tecnologie digitali un ruolo chiave per la crescita sostenibile, per l’innovazione e l’occupazione.

L’asticella di Bruxelles è alta, per raggiungere l’obiettivo sarà necessario uno sforzo congiunto di tutti gli stakeholder, dalle aziende al settore pubblico, passando per le sinergie con l’università. Uno sforzo che dovrà coinvolgere la dimensione pubblica delle istituzioni e della formazione accademica e quella privata del sistema bancario.

L’industria italiana dell’Ict ha generato nel 2009 un fatturato aggregato di 9,2 miliardi di euro, contando su 40mila addetti. Nel dettaglio, gli apparati e i sistemi di comunicazione detengono la quarta posizione nell’Ue a 27 paesi per volume d’affari generato (8% la quota italiana sul fatturato europeo totale), dopo Finlandia (41%), Germania (23%) e Francia (12%). Ma negli ultimi anni “la crisi non ha risparmiato il comparto industriale dell’Ict, che sconta nel nostro paese – oltre alle dinamiche congiunturali – vincoli strutturali dati dalla perdurante debolezza degli investimenti in reti di nuova generazione”, fa sapere Anitec, aggiungendo che “queste tendenze sono confermate anche da un recente studio di filiera che evidenzia come i ricavi generati dai fornitori di apparati e servizi di rete, che nel 2006 si attestavano su 5,2 miliardi di euro, siano calati a 3,9 miliardi di euro nel 2009”. Un tema, quello del finanziamento della banda larga, molto caldo fra le aziende del settore. Il tema sul tavolo riguarda lo sviluppo delle reti a banda ultralarga Ngn e Lte e la domanda che si fanno le aziende è una sola: chi pagherà per la realizzazione della larga banda.

Al convegno hanno partecipato Alcatel Lucent, Cisco, Elsag Datamat, Ericsson, Nokia Siemens Networks, Pirelli Broadband Solutions, Selex Communications e Selta.

30 Novembre 2010