2011: ultimo treno per l'Ict italiano

L'ANNO CHE VERRA'

Gli analisti: ripresa o precipizio. Il prossimo anno i progetti E-gov e Ngn alla prova dei fatti: "Se non si va avanti si rischia un gap incolmabile con gli altri Paesi"

di Mila Fiordalisi
Era stato annunciato come l’anno della ripresa. Ma il perdurare degli effetti della crisi, la contrazione della spesa e degli investimenti in Ict e il mancato stanziamento delle risorse pubbliche, più volte promesse, a partire da quelle per la banda larga, hanno definitivamente spento gli entusiasmi e soprattutto costretto a rivedere al ribasso le aspettative sull’anno che verrà.
Il 2011 sarà un altro anno duro per il comparto Ict. Il 2010 non è andato malissimo rispetto ad un 2009 passato alla storia come annus horribilis. Ma se il confronto è con l’andamento delle principali economie occidentali, allora la situazione può dirsi disastrosa.

Secondo le stime di chiusura annunciate da Idc al Corriere delle Comunicazioni, il 2010 dell’Ict italiano chiuderà a quota -0,4%. Non sono dunque bastati i segnali di ripresa dell’ultimo semestre a garantire l’inversione di rotta. In Europa occidentale l’anno si chiude a +0,7% e a livello globale si registra un + 3,7%, grazie alle dinamiche dei paesi emergenti.
È il mercato delle Tlc a soffrire di più con una flessione del 2,5%, dovuta principalmente alla forte contrazione dei ricavi nel segmento fisso. L’area dei servizi dati mobile vede una buona crescita degli utenti di servizi broadband, smartphone, tablet, notebook e Internet keys. Tuttavia questa crescita - puntualizza Idc - non compensa il progressivo rallentamento dei ricavi degli operatori, ancora molto legati ai servizi voce.

Il dato negativo delle Tlc è in parte compensato dall’andamento dell’IT, a +2,3%, ma nel 2010 si è però registrata una sofferenza, in linea con il trend europeo, per quel che riguarda i servizi . Il segmento hardware segna una ripresa degli investimenti in conto capitale per rinnovi o upgrade, dopo quasi due anni di congelamento dovuti alla crisi, e all’aumento della domanda di converged mobile devices, infrastrutture di rete e pc.

Per il 2011 Idc prevede calma piatta: il mercato Ict “crescerà” dello 0,2% “la performance di crescita peggiore tra le maggiori economie europee”.

Nonostante ciò, il 2011 sarà un anno fondamentale. “ Le strade possibili sono solo due: o l’Italia riuscirà definitivamente a riprendersi oppure accumulerà un ritardo cronico incolmabile”, sottolinea Federico Ciccone, partner associato di Analysys Mason. Sul piatto ci sono alcune questioni strategiche per il rilancio del Paese: “Da un punto di vista delle politiche governative, bisognerà fare i conti con il piano fibra ossia con la sua effettiva implementazione. E anche per il piano e-gov sarà un anno fondamentale in termini di roll out dei servizi”. L’approdo di Amazon in Italia “avrà un impatto determinante sul fronte dell’avvento di applicazioni e servizi di nuova generazione”, continua Ciccone. E c’è grande attesa anche per il debutto della Apple Tv “che in Italia arriverà più tardi che in altri Paesi, ed è destinata anch’essa a impattare sul mercato delle apps”.

Riflettori puntati anche sulla banda larga mobile che però dopo l’esplosione del 2010 subirà un certo rallentamento. “L’Italia manterrà il primato, anche grazie al traino di nuovi device, come i tablet, ma gli operatori dovranno iniziare a monetizzare i servizi per far fronte alla riduzione complessiva del fatturato”. Secondo le stime di Analysys Mason l’Arpu mobile complessivo (voce e dati) in Italia sarà di 18,9 euro nel 2011 rispetto ai 19,6 del 2010 ed i 21 del 2009. E il fatturato complessivo si attesterà a 42,6 miliardi contro i 42,7 stimati per fine 2010 (dai 43,9 del 2009). E va proprio in questa direzione la diversificazione dei piani tariffari sulla base della quantità di Mb, che di fatto manderà in pensione il modello flat. Sul fronte del broadband fisso l’Italia sconta un grosso gap con gli altri Paesi occidentali anche se la principale causa è rappresentata dalla carenza della domanda più che dal ritardo infrastrutturale.

“È il momento delle scelte coraggiose”, sottolinea Paolo Angelucci, presidente di Assinform. “La nostra preoccupazione non riguarda tanto le performance dell’anno in corso, che già prevedevamo ridotte, quanto le iniziative da prendere ora, affinché le grandi potenzialità dell’IT, quarto settore industriale italiano con oltre 380.000 addetti, motore dell’innovazione e di occupazione qualificata, possano essere colte dal Paese, per avviare una fase di crescita competitiva nel 2011”. Ma per la svolta, secondo Assinform, occorrono provvedimenti di politica industriale stabili, che agiscano sul fronte del credito fiscale e degli incentivi, accompagnati da misure che facilitino l’accesso a finanziamenti bancari.

“La finalità - continua Angelucci - deve essere quella di sostenere sia la domanda IT, premiando le aziende italiane che usano la leva tecnologica per migliorare la propria efficienza/produttività, sia l’offerta di made in Italy tecnologico. In questo contesto vanno favorite fusioni e acquisizioni aziendali con un programma straordinario di ammortizzazione fiscale. Al contempo, le addizionali dall’Irap vanno spostate sull’Ire per stemperare il peso sull’occupazione di questa tassa, particolarmente iniqua per un settore ad alto utilizzo di risorse professionali qualificate quale l’IT”. Determinante anche cambiare le regole delle gare: “I servizi informatici non possono essere acquistati al massimo ribasso, ma per la loro qualità, nell’ambito di un giusto rapporto costi-benefici”.

15 Dicembre 2010